lunedì 10 dicembre 2018

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INTRODUZIONE

Le torri, nate come strutture militari e simboli di potere in epoca medioevale, sono uno dei tratti più caratteristici di Bologna. Tra il XII ed il XIII secolo il numero delle torri innalzate nella città era altissimo: Giovanni Gozzadini (senatore del Regno d'Italia, che nel XIX secolo si occupò estesamente della storia cittadina) in passato ne ha contate addirittura 180, anche se questa stima è stata recentemente dibattuta. La costruzione delle torri, nonostante l'utilizzo diffuso di servi della gleba, restava comunque un opera molto onerosa, e quindi riservata alle famiglie più ricche e potenti. La pianta della tipica torre gentilizia bolognese è quadrata con fondazioni profonde dai cinque ai dieci metri, consolidate con pali conficcati nel terreno ricoperti di ciottoli e calce. La base della torre veniva poi costruita con grossi blocchi di selenite (tipica roccia delle colline bolognesi da cui tra l’altro si ricavava il gesso) ed il resto della costruzione veniva innalzato con muri via via più sottili e leggeri procedendo verso l'alto, realizzati in muratura "a sacco", ovvero con un muro interno molto spesso ed uno esterno più sottile; la cavità veniva poi riempita con pietre e malta. Si lasciavano in genere nei muri esterni dei fori per il sostegno delle impalcature ed anche dei grandi incavi in selenite per rivestimenti e costruzioni aeree successive, generalmente in legno.

Purtroppo, delle numerosissime torri presenti in antichità oggi se ne sono salvate meno di venti, molte delle quali inglobate e seminascoste nei palazzi di epoca successiva, ma per questo non meno affascinanti.