sabato 25 ottobre 2014

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PALAZZO GHISILARDI FAVA
(MUSEO CIVICO MEDIEVALE)

Questo palazzo voluto da Bartolomeo Ghisilardi sullo scadere del secolo rappresenta il modello paradigmatico di residenza signorile del quattrocento bolognese. Il prospetto si imposta su un bel portico di sette arcate con capitelli a foglie uncinate di gusto gotico cui sono sovrapposti nel XVI secolo due ordini di finestre attribuiti stilisticamente ad Antonio Morandi detto il Terribilia. Nella definizione delle proporzioni è stato riscontrato il ricorso alla prassi medievale della ‘triangolazione’ ancora in uso presso i cantieri locali nonostante il lento affermarsi dei principi del rinascimento. Intorno alla metà del XVI secolo l’edificio viene acquisito dalla famiglia Fava e risulta compiuto certamente nel 1584 quando i Carracci, introdotti a Filippo Fava dal proprio sarto Antonio, padre di Agostino ed Annibale, decorano la celebre sala del piano nobile dell’adiacente palazzo Fava con il fregio dedicato al mito di Giasone. Nel sottosuolo del palazzo sono stati rinvenuti reperti archeologici di età romana (tra cui una strada in marmo) ed è tuttora visibile un tratto della cinta di mura in selenite della città altomedievale. Nel cortile del palazzo si innalza la Torre dei Conoscenti, di epoca molto anteriore al palazzo, ed ha le caratteristiche tipiche di una casa-torre (cioè ha funzione sia abitativa che difensiva). Una sua particolarità è quella di essere sfuggita al censimento delle torri cittadine compiuto da Giovanni Gozzadini. Era di proprietà della famiglia Conoscenti dal '300 circa e nel '500 diventò di Stefano Ghisilardi. Subì molti danni nel 1505, a causa di un violento terremoto che colpì la città.

All’interno del Palazzo ha sede dal 1985 il Museo Civico Medievale. Nelle sale di questo importante edificio sono state riunite opere appartenenti a collezioni che risalgono fino al XVII secolo, fra cui spiccano la raccolta del marchese Cospi, vera e propria summa enciclopedica di mirabilia naturali e artificiali, la raccolta del generale Marsili, composta principalmente da armi, ed infine il fondo Palagi (1860).
Le opere che costituiscono il nucleo più rilevante del museo sono in gran parte testimonianze della vita medievale bolognese, a partire dai manufatti altomedievali dei secoli VII-IX, fino alla grande statua di Bonifacio VIII in lastre di rame dorato, opera di Manno Bandini da Siena (1301), eseguita in ricordo dell’impegno profuso dal Papa per mettere fine alla guerra tra Bologna e Ferrara.
Vicino alla scultura trova posto un illustre documento degli inizi del Trecento, il grande piviale di manifattura inglese con Storie della vita di Cristo e della Vergine, esempio tra i più rilevanti di “opus anglicanum”. Arricchiscono la raccolta del museo l’ampia selezione di avori francesi ed italiani, preziosi vetri muranesi, pregiate armi, numerose e rare testimonianze della vita di corte bentivolesca che annoverano, accanto ad oggetti di raffinata manifattura (lo stocco di Ludovico Bentivoglio, il corno bentivolesco, la coppia di fiasche), imprescindibili documenti di scuola ferrarese del XV secolo. Corpose sezioni del museo sono infine dedicate all’arte della scultura bolognese in bronzo rinascimentale e barocca (modello per il Nettuno del Giambologna, San Michele Arcangelo di Algardi, busto di Gregorio XV Ludovisi di Bernini) e all’arte della miniatura bolognese, con celebri esemplari di corali, statuti delle società d’arte e libri liturgici appartenuti ai secoli XIII-XVI.

Via Manzoni 4