lunedì 10 dicembre 2018

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PARCO DELLA MONTAGNOLA

Il Giardino della Montagnola è stato il primo vero giardino pubblico di Bologna ed è l'unico di una certa dimensione all'interno del centro storico. La sua prima apertura, con un aspetto profondamente diverso dall'attuale, risale al XVII secolo, ma le vicende che lo riguardano si intrecciano con la storia di Bologna già nei secoli precedenti. Nel 1327, infatti, durante le lotte dei Pepoli, signori di Bologna, contro l'imperatore, venne richiesto l'intervento del Papa, che da Avignone mandò il primo di una lunga serie di vicari della chiesa, il cardinale legato Bertrando del Poggetto, che stabilì fosse costruita una fortezza alle porte della città. La fortezza, realizzata ne l 1330, venne distrutta dai bolognesi e ricostruita dai vari legati pontifici per ben cinque volte nell'arco di due secoli e, secondo la tradizione, le macerie avrebbero via via creato il rilievo della Montagnola, una collina artificiale che oggi si alza di una decina di metri sulle piazze circostanti (a circa 60 metri sul livello del mare). In precedenza nella zona fra le cosiddette Mura dei Mille e l'ultima cinta muraria della città esisteva un grande spazio aperto noto con il nome di Campo Magno. Nel 1219 il campo venne adibito a mercato del bestiame, da cui il successivo nome di Piazza del Mercato, soprattutto per la sua ricchezza d'acqua: lungo il confine orientale infatti scorrevano, quasi paralleli, il canale delle Moline ed il torrente Aposa, in cui confluiva, proprio a ll'altezza del Campo Magno, un altro canale derivato dal Savena. Sull'origine del rilievo della Montagnola si sono ottenute informazioni più precise solo dopo la seconda guerra mondiale, grazie a una serie di scavi e sondaggi: per molti metri non furono trovate macerie (i materiali di costruzione delle varie fortezze in realtà dovevano essere stati in larga parte riutilizzati). Sembra così più probabile che la nascita della collina sia dovuta soprattutto alla consuetudine cinquecentesca di ammucchiare nel luogo rifiuti e residui degli scavi delle fondamenta dei palazzi senatori della città. La consuetudine, in seguito legalizzata e imposta per tutte le nuove costruzioni, fece aumentare rapidamente la collinetta, tanto che alla fine del '500 fu necessario acquisire un altro terreno, attiguo alla piazza del Mercato, e per regolare il continuo andirivieni dei carri venne anche nominato un custode. Tutto il terreno era concesso in affitto, con l'obbligo di coltivarlo, allevare piante di gelso e sorvegliare le operazioni di scarico. La sistemazione a giardino della Montagnola risale al 1662 e ad essa si deve la prima netta distinzione fra la collina e la vicina piazza. Nonostante il disegno di estrema semplicità, rappresentò per Bologna una vera e propria novità urbanistica: per la prima volta si allestiva uno spazio verde pubblico per il passeggio. Giuseppe Guidicini, nella seconda metà dell'Ottocento, scriveva che la Montagnola "fu regola rizzata nel suo pendio, ornata di mori gelsi in simmetrica piantagione, e praticato un largo stradone nel mezzo che cominciava dalla Piazza d'Armi, e terminava ad un piazzale circolare contornato d'olmi". La Montagnola, in effetti, dalla sua prima apertura fino a l periodo napoleonico, pur rivestendo già una funzione pubblica, era caratterizzata da una vegetazione con finalità soprattutto produttive: quasi soltanto gelsi, in numero molto elevato, qualche olmo e una siepe, sempre di olmo, a delimitarne nei confini. In quel periodo l'uso del gelso era molto diffuso per i discreti guadagni che garantiva la vendita delle foglie per l'allevamento del baco da seta. All'interno delle mura continuavano a esistere ampi prati da fieno, orti, frutteti e gelseti: quello della Montagnola, come mostrano le antiche mappe, era tra i più estesi. Per tutto il '700 la Montagnola continuò a ospitare un grande gelseto, con orti e coltivazioni di foraggio. Come nei secoli passati era concessa in affitto: l'affittuario, soggetto a periodici controlli, doveva mantenere complete le alberature, sostituendo le piante secche e riempiendo i vuoti, e aveva l'impegno di aprire le catene che sbarravano l'ingresso alle persone e alle carrozze, che avevano a disposizione ampi viali e un piazzale per il passeggio; ne l 1757 vennero collocati alcuni grandi sedili in pietra per la sosta dei visitatori. L'area cominciò a essere utilizzata per divertimenti e gare di vario tipo: caccia al toro, giochi con i cavalli, corse nei sacchi, bocce, ruzzola e gioco del pallone. Per quest'ultimo, in precedenza praticato sulla piazza, venne appositamente costruito ne l 1822 il gioco del pallone o Sferisterio, una struttura neoclassica progettata da Giuseppe Tubertini.

La definitiva sistemazione della Montagnola si deve al periodo napoleonico e, in qualche misura, allo stesso Napoleone, che nei tre giorni in cui sostò a Bologna si preoccupò di dare alla città qualche segno di impronta tipicamente francese. L'arrivo di Napoleone produsse in effetti notevoli cambiamenti nell'urbanistica di Bologna e in un decreto del 1805 si leggono specifiche indicazioni riguardo alla Montagnola e alla realizzazione dei viali intorno alle mura. Dei lavori per la promenade della Montagnola venne incaricato l'architetto Giovanni Battista Martinetti, ingegnere capo della Prefettura di Bologna fino al 1815, che progettò anche la sistemazione delle nuove sedi dell'Università, diresse i lavori per la Porrettana e prese parte alla realizzazione di altre importanti opere cittadine. Per la Montagnola si mantenne però fedele al modello settecentesco del giardino alla francese: furono eliminati sia il viale centrale sia la piantagione di gelsi, e sulla sommità della collina venne tracciato un viale circolare dal quale si diramavano verso l'interno quattro vialetti tutti con doppie file di alberi. La Montagnola fu per tutto l'Ottocento sede di manifestazioni celebrative, sportive e di intrattenimento. Molto frequenti furono le parate militari, soprattutto nel periodo napoleonico, e, sempre all'inizio del secolo, i voli con l'aerostato (il primo a volare in pallone dalla sommità della collinetta fu ne l 1803 Francesco Zambeccari, che qualche anno più tardi morì durante un altro volo sopra il giardino). L'8 agosto 1848 la Montagnola e la piazza sottostante furono teatro della battaglia che portò alla temporanea cacciata degli Austriaci dalla città: proprio dalla spianata del giardino gli Austriaci si difesero con l'artiglieria dall'assalto dei bolognesi (l'avvenimento ha dato il nome definitivo alla odierna piazza ed è ricordato dal monumento, opera di Pasquale Rizzoli, che venne collocato ne l 1903 ai piedi della Montagnola). La Montagnola ospitò abitualmente anche spettacoli di fuochi d'artificio e feste carnevalesche La pista circolare venne usata per corse di cavalli e di velocipedi.

La stazione ferroviaria venne realizzata a partire dal 1871 su progetto presentato nel 1861 dal responsabile dell'Ufficio tecnico comunale, il piemontese Coriolano Monti, che aveva immaginato una grandiosa piazza davanti alla stazione come ingresso monumentale alla città. Della piazza immaginata da Monti faceva parte anche l'idea di una scalinata di accesso alla Montagnola e questo ingresso monumentale, su progetto di Tito Azzolini e Attilio Muggia, venne effettivamente realizzato e inaugurato nel 1896 ed è noto come il Pincio di Bologna. Il corpo centrale è ornato da una fontana, opera di Diego Sarti e Pietro Veronesi: dentro una conchiglia sormontata dallo stemma cittadino, una ninfa su un cavallo marino viene assalita da una piovra (è ricordata da Carducci nel libro Rime e ritmi). Nel ripiano più basso delle due grandi scale laterali spiccano bassorilievi di Arturo Colombarini e Ettore Sabbioni, mentre il fronte più alto è arricchito da tre bassorilievi a tema patriottico. Sotto i portici del Pincio si conservano altri bassorilievi e epigrafi. Al centro del piazzale fu collocata la grande vasca circolare che era stata realizzata per l'Esposizione Emiliana de l 1888 ai Giardini Margherita, abbellita da sculture di Diego Sarti (con testuggini, un leone che abbatte un bufalo, una tigre in lotta con un serpente, e due gruppi di sirene). In seguito all’inaugurazione della Direttissima, la linea ferroviaria Bologna-Firenze terminata ne l 1923, alla Montagnola venne costruito un padiglione per ospitare la mostra che celebrava la costruzione della ferrovia. L'edificio, inaugurato nel 1934, è in linea con l'architettura del periodo e ha un andamento che accompagna la curva del viale principale (oggi ospita la scuola materna Giaccaglia Betti). Sempre nel 1934 il giardino venne parzialmente risistemato e completamente recintato per renderne possibile la chiusura notturna; venne anche aggiunta la balaustra che si apre su piazza 8 agosto. Le caratteristiche del giardino degli alberi messi a dimora in epoca napoleonica, nel parco odierno sopravvivono solamente alcuni platani, ancora in buona salute, la cui circonferenza supera i 4 metri.

(da: “I giardini della via Emilia” di M.T.Salomoni – Il Sole 24 ore e da: “Parchi e giardini di Bologna” a cura del Centro Villa Ghigi)