giovedì 14 dicembre 2017

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IL TORRENTE APOSA

A parte qualche rio che scende verso la città dalle colline, l'Aposa, noto fin dall'età del ferro, è l'unico corso d'acqua naturale che attraversa la città e intorno al quale si sono costituiti i primi nuclei abitativi di Felsina.


L'Aposa (Avesa) è un torrente che da secoli attraversa Bologna.
Nasce da Paderno, scende la valle di Roncrio raggiungendo i piedi del colle di S.Michele in Bosco e si dirige nel punto del suo ingresso in città fra Porta S.Mamolo e Porta Castiglione (ancora oggi, in Viale Panzacchi è riconoscibile il suo ingresso nella città: nelle mura infatti vi è un Battifredo ossia una grata di ferro).

Prima del 1070 era in attività il solo ramo occidentale che, scorrendo a cielo aperto, entrava in città fra le Porta S.Mamolo e Castiglione avendo su un lato una porticatura (tuttora esistente) ed un sentiero percorribile. Nel 1070, riattivando una preesistente fossa di epoca romana, venne realizzato il ramo orientale dell'Aposa.Questo ramo si staccava dal Ponte della Pietra fuori Porta S.Mamolo e in corrispondenza di Viale Panzacchi entrava in città fra le Porte Castiglione e San Mamolo. Detto corso serviva 26 mulini.

Lo sdoppiamento venne realizzato non tanto per ragioni idriche, quanto piuttosto per ragioni militari ed igeniche. Era consigliabile costruire i mulini proprio su questo lato della città visto che la parte orientale garantiva una migliore protezione militare.
Inoltre si aveva anche il vantaggio di uno sdoppiamento dei servizi: mentre il ramo orientale alimentava i mulini, quello occidentale veniva utilizzato per lo smaltimento delle acque reflue e delle immondizie.

Presto la portata idrica dei due rami si rivelò insufficiente per alimentare i 26 mulini e così vennero immesse anche le acque dell'antico acquedotto romano. Anche così non si ottennero grossi benefici, per cui, come afferma il Gudicini, i bolognesi furono costretti a servirsi dei mulini dell'Idice e del Savena per le loro macinazioni. Il torrente Aposa venne invece utilizzato da tintori, cartolai e conciatori.
Con l'apertura della Via Cartoleria, dove scorreva anche una diramazione del Savena, anche i cartolai e conciatori furono costretti a trasferirsi altrove e così il torrente fu destinato ai battocci delle lavandaie ed alla irrigazione di orti. Il nome Aposa deriva da una leggenda tanto cara agli abitanti.

Plinio il Vecchio racconta che un uomo valoroso di nome Fero, giunto dall'Oriente con i suoi compagni, fu il primo a stabilirsi sopra una sponda del torrente. Un giorno, sua moglie, che si chiamava Aposa, mentre faceva il bagno nel torrente, fu travolta da una piena improvvisa e morì. Da quel momento per volontà di Fero, quelle acque assunsero questo nome in onore della sua sposa.