giovedì 14 dicembre 2017

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La Chiusa di Casalecchio

L’origine della prima Chiusa e della derivazione delle acque del Reno è databile tra il 1000 e il 1191. Allora strutturata come una palizzata di grossi legni conficcati nell’alveo fluviale, collegati tra loro da traverse fissate con ferle e funi. Nel 1250 il Comune di Bologna progettò invece la costruzione di una Chiusa in pietra che integrò quella in legno, la cui edificazione, però, non fu completamente eseguita. I ruderi di questo manufatto, andati col tempo in rovina, sono ancora visibili, in mezzo al fiume, a valle dell’attuale chiusa, nel luogo detto “prà znèin” (prato piccolo). Fu il Cardinale Egidio Albornoz, inviato come legato da Papa Innocenzo VI, ad ordinare nel 1360 la costruzione della Chiusa, lunga circa 158 metri e larga 34. Il Cardinale fece consolidare anche il Canale, che in precedenza era un semplice interrato. Nel 1367 ordinò che ne venisse modificato il corso anche a Bologna fino a raggiungere via delle Moline.

Grazie anche a questa opera, tra il XIV ed il XVII secolo, Bologna occupò un posto preminente nella lavorazione della seta, potendo disporre in grande quantità di energia idraulica fornita dalle acque e dai canali.

Nei secoli XV e XVI la Chiusa subì seri danni. Nel 1587 l’allora Pontefice Pio V affidò l’incarico dei restauri a Jacopo Barozzi, detto il Vignola, il più illustre architetto dell’epoca. Al Vignola e all’idraulico e fisico bolognese Givan Battista Guglielmini si deve l’assetto attuale della Chiusa e del Canale di Reno. Il primo ottobre 1893 avvenne la più grande piena del fiume Reno che rese inutilizzabile il Canale rovinando una parte dell’intero manufatto. L’amministrazione Consorziale decise di intervenire ricostruendo la diga, il repellente, un argine di chiusura della rotta e il rivestimento della sponda sinistra; per la realizzazione vennero utilizzate per la prima volta le cosiddette “burghe” cioè speciali gabbioni in rete metallica riempiti di sassi.

Quest’imponente opera d'ingegneria idraulica in muratura, una delle maggiori d'Europa per l'epoca, rappresenta ancora oggi uno dei massimi esempi di opera di presa fluviale esistenti e costruiti prima dell'avvento del conglomerato cementizio armato.

Per sapere di più sulla Chiusa di Casalecchio, scarica il pdf.