giovedì 14 dicembre 2017

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CANALE DI RENO

Il Canale Reno, che prende origine e nome dalla chiusa sul fiume Reno a Casalecchio,aveva ed ha tuttora il compito di alimentare gli altri canali della città. Partendo da Casalecchio, dopo 6 chilometri di percorso entra a Bologna, cambiando il suo nome in “Navile”, fra Porta S. Isaia e Porta S. Felice mediante il boccaporto della Grada (così chiamata dalla robusta grata di ferro che veniva calata per evitare indesiderate intrusioni).

All’interno della città il Canale (ora ricoperto, ma fino agli anni ’60, ancora in bella vista) segue via Riva Reno fino all’incrocio con Via Marconi.
Qui il canale si divide in due rami: uno prosegue verso Est dando origine al Canale delle Moline mentre l'altro punta verso Nord formando il Canale Cavaticcio che serviva per alimentare il porto Navile posizionato in fondo a via del Porto subito dentro la cerchia delle mura.

La chiusa di Casalecchio
Non è nota la data della sua costruzione, si sa solo che fu realizzata da privati cittadini proprietari delle acque del Reno, i così detti «ramisani». Il comune di Bologna acqustò il diritto di derivare acqua dalla chiusa assumendone l'onere della manutenzione.

Ma questa prima costruzione non reggeva la forza delle piene del Reno e più volte cedette e fu ricostruita. Nel 1567 il papa Pio V emanò un Breve in cui ordinava non solo la ricostruzione della chiusa e delle opere connesse ma anche che le spese di mantenimento venissero per sempre suddivise fra gli utilizzatori delle acque derivate. La grande chiusa, lunga 160,45 metri, larga mediamente 35,45, con uno sdrucciolo di metri 34,55 ed un dislivello di 8,25 metri fu costruita su disegno di Jacopo Barozzi (Il Vignola) ed è considerata uno dei maggiori lavori di idraulica del periodo nonché la più grande diga realizzata in muratura prima dell'avvento del cemento armato.

Grazie anche a questa opera, tra il XIV ed il XVII secolo, Bologna occupò un posto preminente nella lavorazione della seta, potendo disporre in grande quantità di energia idraulica fornita dalle acque e dai canali.

Nei secoli XV e XVI la Chiusa subì seri danni. Nel 1587 l’allora Pontefice Pio V affidò l’incarico dei restauri a Jacopo Barozzi, detto il Vignola, il più illustre architetto dell’epoca. Al Vignola e all’idraulico e fisico bolognese Givan Battista Guglielmini si deve l’assetto attuale della Chiusa e del Canale di Reno. Il primo ottobre 1893 avvenne la più grande piena del fiume Reno che rese inutilizzabile il Canale rovinando una parte dell’intero manufatto. L’amministrazione Consorziale decise di intervenire ricostruendo la diga, il repellente, un argine di chiusura della rotta e il rivestimento della sponda sinistra; per la realizzazione vennero utilizzate per la prima volta le cosiddette “burghe” cioè speciali gabbioni in rete metallica riempiti di sassi. Quest’imponente opera d'ingegneria idraulica in muratura, una delle maggiori d'Europa per l'epoca, rappresenta ancora oggi uno dei massimi esempi di opera di presa fluviale esistenti e costruiti prima dell'avvento del conglomerato cementizio armato.

Opificio di via della Grada (grata)
Antico opificio idraulico che utilizzava le acque del Canale di Reno, il quale, coperto in volta, passa sotto l’edificio. Esistente anche in epoca più antica, all'inizio dell''800 fu adibito a mulino da galla (frantoio di elementi vegetali per prodotti per la tintoria, conceria, inchiostri). Vi era annessa una ruota idraulica (noria) per l'irrigazione degli orti circostanti. Fu anche utilizzata come pila da riso (1878). Sfruttando il debole salto d'acqua (circa 1 metro) vi furono poi installate delle turbine, forse di tipo Girard, che però non furono produttive e dovettero essere rimosse, anche perché per il loro funzionamento, bisognava riempire a monte il canale, rendendolo inutilizzabile per gli altri utenti. Una ventina d’anni dopo vi fu invece installata una centralina elettrica costruita dall'Istituto Ortopedico Rizzoli, che provvide a fornire energia utile all'ospedale stesso.