lunedì 10 dicembre 2018

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CIVILTA’ DELLE TERRAMARE
(XVII° -  XII° SEC. a.C.)

Uno dei primissimi insediamenti umani riferibili al territorio dell’attuale città di Bologna (con estensione a tutta la pianura padana centrale e, lungo il corso del fiume Po, fino alle Alpi) è quello cosiddetto delle Terramare.

Il loro sviluppo, fra il 1650 ed il 1200 circa a.C., le pone in rapporto di contemporaneità con civiltà quali quella minoica e micenea, o con le dinastie dei faraoni Akenathon e Tutankhamon, o ancora con l’ultima fase costruttiva del circolo megalitico di Stonehenge.

Le terramare erano antichi villaggi in legno strutturale su palafitte costruiti secondo uno schema ben definito: erano di forma quadrangolare, costruiti sulla terraferma, circondate da possenti opere di difesa perimetrali costituite da fossati e terrapieni, con strade intersecantesi ad angolo retto, un tipico insediamento fortificato.

Il fossato era generalmente percorso da acqua derivata da un vicino fiume o torrente. La funzione dei fossati, che potevano raggiungere anche i 40-50 metri di larghezza, non era solo determinata da esigenze difensive o dal rischio di alluvioni, ma anche dall’utilità di una riserva idrica preziosa per la vita dell’insediamento.

Queste strutture su palafitte in terra erano adatte per costruire villaggi permanenti lungo le sponde dei fiumi soggetti a straripamenti. Il motivo di costruire in zone così difficili è sicuramente legato al commercio fluviale, si pensa infatti che l’espansione di questa civiltà fosse strettamente connaturata al commercio tra il nord Europa ed il Mediterraneo, che appunto sfruttava le vie d’acqua per il trasporto delle merci (soprattutto ambra e stagno).

Probabile esempio di villaggio Terramaricolo

Probabile esempio di villaggio Terramaricolo

La dimensione di questi abitati variava: da 1-2 ettari nelle fasi più antiche fino a 20 ettari nelle fasi più avanzate.

Le case, disposte all’interno del villaggio secondo un modulo ortogonale erano affiancate e separate da strade molte strette (tra m. 1,5 e m. 2,5). Strade di dimensioni più grandi dovevano rappresentare le “arterie” principali del villaggio. Erano poi presenti spazi aperti destinati al ricovero di animali, a depositi o ad aree di riunioni.

La società era organizzata secondo un modello partecipativo che coinvolgeva tutta la comunità anche se erano attestate già differenze economiche e sociali: oltre ai capi, i guerrieri rappresentavano l’èlite emergente e un certo status privilegiato dovevano avere anche le loro donne. Importante era inoltre il ruolo degli artigiani metallurghi che realizzavano spade, pugnali, lance, spilloni, fibule, rasoi, ma anche attrezzi per l’agricoltura come i falcetti.

L'espansione dei popoli illiri nei balcani e nell'Adriatico, che interruppe l'afflusso dello stagno attraverso le Alpi verso il Mediterraneo, ed il crollo della domanda di ambra nel mediterraneo orientale, fu forse la causa della scomparsa dei villaggi terramaricoli intorno al XII secolo a.C.

Artigianato terramaricolo

Artigianato terramaricolo

Artigianato terramaricolo

Artigianato terramaricolo

Artigianato terramaricolo

Artigianato terramaricolo

Artigianato terramaricolo

Artigianato terramaricolo

Nonostante lo stacco storico di alcuni secoli, è probabile che le popolazioni terramaricole siano strettamente imparentate con i successivi Villanoviani e gli Etruschi. Infatti la grande tecnica nel trattare le acque di scolo, la presenza di argini, canalizzazioni e fognature nelle città etrusche, non poteva provenire se non dai terramaricoli che da sempre ebbero a che fare con tali opere. Il collegamento tra Terramaricoli e Villanoviani si riscontra anche nella pratica d'incinerazione dei defunti, diffusasi dal nord Europa lungo la via dell'ambra. Proprio i Villanoviani potevano rappresentare un ramo periferico di questa via che portava l'ambra fino in Sardegna dove era fiorente la Civiltà nuragica.