martedì 23 maggio 2017

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Firmato l’accordo aziendale in Pelliconi ma ancora forti i contrasti tra le sigle sindacali

Ozzano Emilia. È stato firmato da qualche giorno l’accordo aziendale per “salvare” la Pelliconi, azienda metalmeccanica, da anni leader nella produzione di tappi a corona per i maggiori marchi di bevande e purtroppo anch’essa segnata, negli ultimi anni dalla grave crisi economica che ancora attanaglia il paese.

Anche lo stabilimento di Ozzano Emilia ha dovuto far fronte alla perdita di numerose commesse e quindi di parte del fatturato ed al rischio di smantellamento di alcune linee produttive del reparto tappi, con conseguente rischio di esubero per diciannove dipendenti.

Da qui è stato necessaria la proposta di un nuovo piano di lavoro che scongiurasse una procedura di mobilità. Sono state fatte diverse assemblee, alle quali hanno partecipato gli stessi lavoratori, allo scopo di illustrare tutti gli aspetti di tale piano.

Un accordo decisamente sofferto che ancora suscita contrasti fra le sigle sindacali che hanno aderito (Fim e Uilm del settore metalmeccanico) e la Fiom che ha invece abbandonato il tavolo e rifiutato di firmare l’accordo.

E’ stato indetto un referendum interno all’azienda per permettere agli stessi lavoratori coinvolti di esprimere il loro parere sulla questione ed è stato il sì a vincere e quindi a confermare l’approvazione del nuovo piano aziendale.

 

Abbiamo incontrato i delegati sindacali Fim (Luca Cappellini) e Fiom (Giuseppe Cirillo) che hanno espresso il loro parere in merito al nuovo planning e se lo stesso potrà risolvere i problemi dell’azienda o quantomeno tentare di percorrere una pur difficoltosa risalita all’interno del mercato che vede come temibili concorrenti paesi come Cina e Germania.

Sia Fiom che Fim hanno inoltre organizzato iniziative per discutere, contrastare e riflettere sul tanto famigerato Jobs Act dell’attuale governo Renzi, che prevede riforme su lavoro, ammortizzatori sociali, turnover, welfare e pensioni.

 

Sono contento del risultato del referendum e della firma di questo accordo, in quanto abbiamo così potuto salvare diciannove posti di lavoro”, commenta Cappellini “Certo non è un accordo che possa soddisfare ampiamente le aspettative, in quanto si chiedono sacrifici ai lavoratori per un significativo aumento delle ore lavorative a fronte di un ritorno economico che poteva essere più sostanzioso e sul quale si doveva, a mio avviso, discutere più ampiamente quando il periodo era migliore. Credo comunque che ciò abbia potuto scongiurare il pericolo della mobilità, in quanto essendo aumentato l’orario di lavoro si possono scongiurare gli esuberi dei quali si era parlato in precedenza. Non sono inoltre d’accordo sulla manifestazione che si è tenuta a Bologna giovedì scorso. Noi della Fim lo riteniamo uno sciopero preventivo che metta solo in difficoltà le aziende che tentano di combattere la crisi. Nemmeno il nostro sindacato è favorevole al Jobs Act ed infatti è stata indetta un’assemblea al cinema Galliera di Bologna sabato scorso per parlare di precariato, di articolo 18 e di quali soluzioni potrebbero essere presentate al governo.

 

Di diverso parere è invece Giuseppe Cirillo, rappresentante Fiom all’interno della Pelliconi:

 

In qualità di sindacalista e rappresentante Fiom, penso che questo accordo sia estremamente negativo e che non faccia altro che portare notevoli peggioramenti nella vita del lavoratore. Non soltanto vengono aumentate significativamente le ore lavorative ma anche l’aumento economico dato dall’azienda (3,75 euro lordi giornalieri) è del tutto inadeguato. Inoltre, questo accordo introduce anche l’obbligatorietà del ciclo continuo in caso di necessità da parte dell’azienda. Aspetto che, fino a questo momento, era assolutamente facoltativo. A differenza di molti accordi industriali, Ducati in primis, con i quali si ottenevano grandi risultati in termini di investimenti ed assunzioni, alla Pelliconi questo non è successo e non si è tenuto conto delle difficoltà nelle quali si troveranno molte famiglie. Ora la Fiom si trova di fronte l’arduo compito di convincere l’azienda a riaprire il tavolo di trattativa e ripartire con le proposte che erano state fatte unitariamente alle altre sigle sindacali; per noi è comunque essenziale una riduzione dell’orario medio di lavoro e che il ciclo continuo abbia carattere facoltativo. Tutto ciò anche per evitare una spaccatura tra i lavoratori (visto che al referendum il 40% ha comunque votato no). Per quanto riguarda la manifestazione del 16 ottobre sono soddisfatto del risultato ottenuto poiché in tempi come questo, riempire Piazza Maggiore è davvero un ottimo segnale ma mi rammarico del fatto che tanti colleghi, pur avendo aderito allo sciopero, non siano scesi in piazza a manifestare.”

Fabrizio Carollo




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