sabato 21 ottobre 2017

Sei in > home > notizie > Salviamo la centrale del Battiferro

IN PRIMO PIANO

Salviamo la centrale del Battiferro

La storia del luogo del Battiferro, detto anche “basse della Beverara”, è talmente articolata che per essere raccontata con precisione bisognerebbe scrivere tantissimo.
Lasciamo ai volenterosi la voglia della ricerca…

In breve:
le vecchie cronache enunciano che il Sostegno del Battiferro e gli altri situati lungo il corso del Navile fossero presi a modello dal celebre ingegnere francese Riquet che costruì il meraviglioso canale della Linguadoca; ma come si sa molte volte la cronaca sconfina nella leggenda e viceversa…
Infatti la storia locale viene riportata con fatti differenti.

Il nome “Battiferro” derivò sicuramente dall’impianto di un’officina per la lavorazione del ferro e di altri metalli per mezzo di pesanti magli mossi dalla corrente del Canale.
Fin da tempi antichi si producevano lamine e barre del pesante metallo, poi si impiantò una “Magona”, ovvero una fabbrica dove, sempre con magli, si forgiavano vasi di rame.
Fino al 1794 abitarono nella zona un gruppo di frati Cappuccini che nel loro opificio lavoravano un grosso panno a spina, a forma degli antichi bigelli, tantochè si formò l’arte dei Bigellieri, da non confondersi con quella dei Drappieri.

I fabbricati vennero acquistati nell’800 dal marchese Mazzacorati che destinò ad uso di mulino i vari locali.
Successivamente la “Società dello Sviluppo” comprò i molini e le pile dal marchese, costruì il primo nucleo della centrale e aumentò il salto del Canale scavando sul fianco e a valle della caduta un condotto di derivazione per portare acqua ad una turbina.
In un grande locale all’interno della centrale vi erano tre alternatori, uno azionato dalla turbina e gli altri due da quattro caldaie generatrici di vapore.

In seguito, dopo molti decenni, tutto l’impianto venne ceduto all’ENEL.
Dismessa da oltre quarant’anni è in condizioni precarie e fatiscenti; ultimamente un incendio ha fatto si che un’ala dovesse essere persino abbattuta.
Di tutti i macchinari sopravvive soltanto l’enorme turbina, sepolta da montagne di rifiuti.
Si rimane meravigliati dal numero impressionante di condotti, derivazioni, scoli, salti, punti di regolazione che fanno capire la complessità della struttura; lunghissimi e ampi i percorsi sotterranei, molti in volta.

Oggi il Comune di Bologna, proprietario dell'immobile, vorrebbe vendere questo immenso patrimonio (assieme a villa Aldini!!!) in quanto non sa che farsene (indubbiamente gli investimenti per un recupero sarebbero notevoli, ma era sufficiente non lasciare andare tutto in malora).

Cerchiamo di non disperdere un patrimonio unico, che salvò Bologna dal restare senza elettricità subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, essendo la città devastata dai ripetuti bombardamenti che colpirono gli impianti di produzione.

Il complesso è già stato oggetto di ripetute visite da parte dell'Associazione, che ha potuto acquisire conoscenza del sito (sopra e sotto) e numerosissime fotografie.

Per saperne di più: http://www.amicidelleacque.org/luoghi-e-storia/

http://archeologiaindustriale.net/1195_la-centrale-del-battiferro-a-bologna-e-in-vendita/#prettyPhoto (è presente una piccola Gallery).

Dal sito del CILAC: http://www.cilac.com/index.php?option=com_content&view=article&id=1361%3Aarcheologie-industrielle-en-italie-menaces-a-bologne&catid=35%3Aactualite&Itemid=129