giovedì 13 dicembre 2018

Sei in > home > enogastronomia

ENOGASTRONOMIA

<  BACK

 

La birra di Bologna solamente sulla “Statale Nove”






A Crespellano (BO), sulla via Emilia (da qui il nome) sorge il birrificio Statale Nove, una nuova realtà artigianale ed un modo più raffinato e gustoso di concepire la birra. Non si tratta solo di una bevanda che accompagna una pizza o un pasto veloce. La visita all’impianto di produzione mi ha permesso di scoprire ogni fase del minuzioso lavoro che si cela dietro la preparazione di questo marchio innovativo che mira a diventare un vero simbolo della città e che sta varcando inesorabilmente i confini regionali, sfatando lo stereotipo della classica bionda ghiacciata ed introducendo invece ad un mondo molto più vasto, che può sicuramente soddisfare appieno gli estimatori della birra.

Incontro con Filippo Bitelli, titolare del birrificio:



Ciao Filippo. Com’è nata Statale Nove?

Ho aperto il birrificio nel 2008, dopo circa un anno di gestazione, durante il quale iniziavo i primi esperimenti nel garage di casa mia, con il mio primo impianto da 25 litri. I primi quattro mesi del 2008 ho prodotto seimila litri di litri di birra mentre ad oggi raggiungiamo la produzione annuale di sessantamila litri. Una caratteristica peculiare della nostra realtà è quella di non fare magazzino e di lavorare prevalentemente sul fresco. Ciò implica quindi che tutti i nostri prodotti vengano venduti poco dopo la produzione e così accade infatti, anche avendo il vantaggio di avere molta relazione con il pubblico. Non siamo solamente birrificio ma anche punto vendita, gestito da mio cognato.
Abbiamo anche distributori esterni e locali che vogliono la nostra birra ma è un mercato di cui non ci occupiamo a livelli alti, poiché preferisco concentrarmi sulla vendita a privati, che fornisce un diverso margine economico, certamente più vantaggioso per la nostra realtà.



Immagino che vi sia uno scrupoloso controllo qualitativo, trattandosi di settore alimentare..

Assolutamente sì. Faccio mediamente cinque corsi all’anno sulla ricerca delle materie prime, sulle varie tecniche di produzione e sulla degustazione della birra, per quanto si faccia anche campionare ogni lotto di produzione, analizzando diversi parametri allo scopo di poter avere uno screening adeguato.



Come hai affrontato lo scontro con altre grosse realtà di produzioni di birre, più “commerciali”?

Sostanzialmente, non esiste scontro con queste realtà. Sono due cose completamente diverse. Le birre commerciali continuano ad avere una loro fidelizzazione, potendo appunto contare su una larghissima produzione ed, ovviamente, non avendo alcun difetto. Chiaro che le birre commerciali rimangono le stesse in qualsiasi luogo tu possa comprarle, a differenza della nostra realtà nella quale ogni prodotto è concepito in modo da possedere una propria identità univoca. Non ti nascondo che all’inizio, anche solo avendo a disposizione solamente tre tipi di birre a prezzi estremamente competitivi, ho fatto molta fatica a far capire al cliente che cinque euro per una bottiglia non era una cosa così fuori dal comune. Tra l’altro, una realtà più piccola come questa deve affrontare costi di produzione più elevati. Questa è stata l’ostacolo più grosso con la quale ho dovuto fare i conti.



Qual è la massima caratteristica della tua produzione?

Su Bologna siamo gli unici che producono birra a bassa fermentazione. Io realizzo birre più “tedesche”, dallo stile pulito e netto come profumo e sapore. Tecnicamente parlando, la bassa fermentazione è molto più impegnativa da condurre perché in essa giocano un ruolo fondamentale tutti e quattro gli ingredienti: acqua, luppolo, malto, e lievito. Essi devono essere perfettamente controllati e rispondere a rigidi requisiti mentre nelle birre ad alta fermentazione, il 90% del risultato finale è determinato essenzialmente dal lievito.



Una tua opinione sulla birra analcolica.

Io non la produco perché non ho l’attrezzatura. Mi viene più richiesta la birra senza glutine ma anche in questo caso non ho produzione, anche perché, senza esagerare, servirebbe un birrificio solo per quel tipo di produzione a causa dei forti problemi di possibile contaminazione che potrebbe essere causata dalle polveri dei cereali con i quali vengono prodotte le altre birre. In una birra senza glutine, la più piccola contaminazione pregiudica irrimediabilmente il risultato finale.



Pensate anche ad una espansione a livello internazionale.

Solitamente si dice “A domanda rispondo” ma non è nel nostro Core Business attuale. La birra che viene prodotta qui, è più facilmente monitorabile se rimane “nelle vicinanze” per così dire. Un viaggio lontano o anche solamente il processo di confezionamento, può rischiare di alterare il prodotto stesso e quindi la sua qualità. Manteniamo quel rapporto che già abbiamo con conto terzi e locali ma senza pretese esagerate.



Avete risentito della crisi?

Un po’ sì. Abbiamo dovuto modificare il nostro modo di lavorare, nel corso dell’anno, producendo meno birra. Tuttavia, la marginalità è aumentata perché abbiamo spillato più birra. A nostro favore, devo dire che la birra artigianale oggi va di moda ed incontra il favore del cliente. Il problema grosso, comune molti, è sempre lo stesso: farsi pagare.

Non mi resta che ringraziarti per avere descritto ampiamente la tua realtà produttiva ed augurarti tutto il meglio per il futuro dello stabilimento.

Grazie a te per l’interesse mostrato verso di noi. Vi aspettiamo numerosi a Statale Nove!
www.statalenove.it




Fabrizio Carollo