giovedì 13 dicembre 2018

Sei in > home > fuori porta > GROTTA DEL FARNETO

fuoriporta

GROTTA DEL FARNETO


Parco dei Gessi Bolognesi - Storia

L'esistenza di comunità dedite alla caccia e alla raccolta nella zona è documentata fin dal Paleolitico, e nuclei dell'età del Bronzo, di straordinario interesse, sono stati individuati alla Croara, al Farneto, nella Grotta Calindri e a Castel de' Britti. Il successivo prevalere dell'economia agricola favorì la concentrazione degli abitati nella pianura. Dove il torrente Quaderna incrocia la via Emilia, appena fuori del parco, si estendeva la città romana di Claterna, una delle poche in regione a non avere avuto continuità abitativa dall'antichità ai nostri giorni.





Di origine quasi certamente etrusca, si sviluppò durante l'età repubblicana e soprattutto augustea, quando era circondata da una corona di ville suburbane; i bei pavimenti in mosaico rinvenuti durante gli scavi sono oggi conservati al Museo Civico Archeologico di Bologna (tutta l'area è privata e l'accesso non è consentito). Proprio a partire da Claterna il console Caio Flaminio, nel 187 a.C., aprì una strada, la "Flaminia Minor", che giungeva fino ad Arezzo, probabilmente passando da Settefonti e poi lungo il crinale tra Idice e Sillaro. Durante il Medioevo tutto il territorio era caratterizzato da piccoli centri abitati sparsi sui rilievi, in genere fortificati e riuniti intorno a un castello o a una pieve. S. Pietro di Ozzano, ad esempio, uno dei fortilizi a difesa della via Emilia, ebbe origine dagli abitanti di Claterna che, dopo la distruzione della città nel V secolo, si rifugiarono sulla vicina collina. Poco oltre si incontra la Pieve di Pastino, che esisteva già nell'XI secolo; decaduta nel XV secolo e sopravvissuta solo come oratorio, fu poi trasformata in abitazione civile.




Al gesso si è fatto ricorso fin dalla preistoria, come documentano le tracce di estrazione e lavorazione della Grotta Calindri, e poi in epoca romana per uso edilizio: di selenite erano numerosi edifici della Bononia romana e la prima cerchia muraria cittadina. A partire dal XIII secolo, si sviluppò l'uso del gesso cotto come materiale da presa e impasto per stucchi. Il territorio interessato dagli affioramenti gessosi cominciò a essere scavato sistematicamente per ricavare pietra da taglio, in parte poi soppiantata nell'uso dall'arenaria, ma soprattutto materiale per la cottura e la macinatura. Dalle numerose, piccole cave a gestione familiare si passò, alla fine del XIX secolo, a un'attività meccanizzata ed in seguito allo sfruttamento industriale, con un pesante impatto sull'ambiente. Molte grotte vennero distrutte oppure ne venne irrimediabilmente compromessa la stabilità, come nel caso della Grotta del Farneto, il cui recupero e riapertura risale al 2008.    


   




La grotta del Farneto


La grotta del Farneto è la più famosa del sistema carsico gessoso presente fra le valli del Savena, dell'Idice e dello Zena, un importante sito preistorico che sorge all'interno del parco naturale regionale Gessi bolognesi e calanchi dell'Abbadessa, un mondo interessante e ricco di stimoli da sempre per geologici, speleologi, biologi e storici.

   







La grotta fu scoperta da Francesco Orsoni nel 1871 e esplorata da Luigi Fantini nei primi decenni del Novecento. Sito archeologico di grande importanza da due decenni versava in stato di abbandono e degrado dopo che l'accessibilità ne era stata impedita da un susseguirsi di frane verificatisi a seguito degli sconvolgimenti operati nell'area dall'attività estrattiva, l'ultimo dei quali nei primi anni '90 ha occluso l'ingresso tradizionalmente utilizzato.

 

 


La grotta del Farneto è stata ufficialmente riaperta al pubblico, grazie ad un lungo intervento di recupero e messa in sicurezza, il 12 ottobre del 2008 La grotta, sviluppata per circa un km, è la parte terminale di un complesso sistema carsico che origina nella Valle cieca di Ronzana. La visita guidata si svolge in una parte oggi inattiva (“fossile”) e per una lunghezza di circa 200 m. Il livello di difficoltà è basso, è quindi solo necessario indossare calzature adatte ad una normale escursione, pantaloni lunghi e felpa.  La visita è adatta anche ai bambini a partire dai 4 anni.  

per info e prenotazioni