giovedì 13 dicembre 2018

Sei in > home > fuori porta > MONTE BIBELE: LA BOLOGNA CELTICA

fuoriporta

MONTE BIBELE: LA BOLOGNA CELTICA


A pochi chilometri da Bologna, nel territorio di Quinzano(Loiano), si trova, immerso in una natura splendida e ancora quasi totalmente incontaminata, Monte Bibele, un massiccio costituito da tre cime principali: Monte Bibele (600 m), Monte Tamburino (575 m) e Monte Savino (550 m), il cui fianco orientale prende il nome di "Pianella di Monte Savino".





Monte Bibele ospita un importante insediamento Etrusco – Celtico (anche se le prime tracce risalgono all’età del rame, 3000 a.C.) costituito da un abitato, una necropoli e due luoghi di culto, situati a pochi centinaia di metri l'uno dall'altro. Il tutto facilmente raggiungibile ed esplorabile con pochi chilometri di cammino.  

 
La storia del sito

La scoperta del sito di Monte Bibele fu casuale: alcuni cacciatori alla ricerca di un tasso trovarono dei resti, tra cui una statuetta del V secolo, che immediatamente consegnarono agli enti interessati. Nel giro di 10 anni gli scavi iniziarono. Nel complesso delle successive campagne di scavo curate dall’Istituto di Archeologia dell’Università di Bologna, si è ricostruita la storia complessiva del sito.

Il sito di Monte Bibele si trova fra i due bacini idrografici dell'Idice e dello Zena, ed ha subito un insediamento prima etrusco, poi etrusco-celtico.
La storia cominciò nel 3000 a.C. nell’età del rame, e proseguì nel 1600-1400 a. C. alla fine dell’età del bronzo. In seguito il luogo fu prima abbandonato e poi ripopolato nel IV secolo a.C. dagli Etruschi e poi dai Celti.

Il territorio sul quale sorse il villaggio è in forte pendenza e questo inconveniente fu risolto in modo brillante con una serie di terrazzamenti artificiali rispondenti ad un preciso e rigoroso piano regolatore. Questo metodo venne utilizzato dagli Etruschi che lo copiarono dai loro predecessori, con l’unica differenza che non utilizzarono per la parete a monte la natura, cioè un fianco della montagna, ma tagliarono quest’ultima per costruire dei muri in sassi, gli stessi muri che, anche se logorati dal tempo, vediamo noi oggi. Per far ciò dovettero tagliare, se non sradicare molti alberi.






I tetti di queste piccole case, costituite solo da un locale, con presumibili sopraelevazioni, erano spioventi verso valle. Davanti alle case c’erano delle piccole strade (oggi per la loro minutezza li chiameremmo sentieri) dove l’acqua dai tetti cadeva e, dato che il villaggio era costruito in una pendenza, tuttora accentuata , essa scendeva finché non arrivava alla fine del villaggio. Noi, oggi, possiamo dire che queste piccole strade fungevano da "fogne".




L’approvvigionamento idrico era garantito da una capace cisterna che conteneva fino a 80000 litri d’acqua e che era sfruttata da tutta la popolazione. Possiamo dire che gli Etruschi erano maestri di queste costruzioni e che per questo piccolo villaggio l’acqua era molto importante: ciò è confermato dal fatto che la parola "Bibele" deriva dal verbo latino "bibo" che significa, appunto, bere.
Sull’attività giornaliera degli abitanti sappiamo, grazie agli oggetti trovati (i quali sono esposti nel Museo di Monterenzio), che le donne si dedicavano alla filatura ed alla tessitura, mentre gli uomini alla tosatura degli ovini, alla coltivazione degli appezzamenti di terra e all’estrazione di arenaria che serviva sia per edificare le abitazioni che per altre diverse costruzioni. Grazie ai resti ossei, possiamo poi dedurre che accanto alle attività esclusivamente agricole si praticava l’allevamento di animali.

L’abitato e la necropoli sono su due versanti diversi. Nella necropoli, situata su Monte Tamburino, la successione delle tombe determina la loro età, infatti gli antichi cominciarono a porre le tombe nella parte più alta del monte. Dagli oggetti trovati dentro le tombe si è potuto sapere molto sugli abitanti del villaggio. Un esempio è il ritrovamento di uno strigile (oggetto che veniva utilizzato dagli atleti per togliersi e pulirsi dall’olio, dalla polvere e da sudore) che certamente non veniva prodotto nel villaggio, ma è un oggetto d’importazione. Anche da questo possiamo dedurre la possibilità e la presenza di commercio di queste popolazioni.

Perché fu fondato il villaggio
- Dal Monte Bibele sgorgano sorgenti d'acqua, anche di acqua solforosa e ancora alla fine del Settecento dalle falde della montagna scaturivano acque tiepide (nel medioevo era chiamato Monte Bibulo per la disponibilità di acque da bere).
- Nel villaggio sono state trovate scorie ferrose, prodotte da un'attività metallurgica svolta se non nell'area dell'abitato, almeno nelle vicinanze. Il Bibele, infatti, si trova al centro di un grosso distretto minerario di rame e gesso, utilizzato intensamente dal XVII al XIX secolo e quindi, presumibilmente, anche nell'antichità.

Quando scomparse
L'abbondante documentazione di ceramica liscia o suddipinta, principalmente documentazione etrusco-volterrana, ricopre un arco cronologico dal IV al II sec. a.C., con una concentrazione nel III sec. a.C. Anche le monete non vanno molto addentro al II sec. a.C.

Dunque i reperti inducono a pensare che le tracce dell'incendio che distrusse l'abitato, risalgano alla fine del III- inizi del II sec. a.C., quando i romani conclusero le operazioni militari contro i galli Boi (191), fondarono la colonia latina di Bononia (189) e strutturarono la Flaminia Minore (187), di fronte a Monte Bibele.  ( di Alberto Pagnetti, Giulia Zanetti)
(Fonte: www.comune.bologna.it/iperbole/llgalv/citta/storia/mobibele.htm)

APPROFONDIMENTI 


L’itinerario

Partendo da Bologna occorre innanzitutto raggiungere l’abitato di Quinzano (una frazione di Loiano). Si possono percorrere due strade per raggiungere l’obiettivo: una prima via Rastignano-Pianoro seguendo la SP65 (Futa) fino a Loiano e poi proseguire per Quinzano (che si trova a pochi minuti); una seconda via Monterenzio utilizzando la SP7 fino a S.Benedetto di Querceto e poi svoltando a destra in direzione Quinzano fino al paese.

Arrivati in centro a Quinzano, rimanendo sulla strada principale, al cartello che segnala il sito archeologico occorre svoltare e prendere la via che porta verso valle seguendo la Val di Zena; dopo un 5 km di tornantini fate molta attenzione ad individuare il cartello (davvero poco visibile) sulla destra che indica l’inizio del percorso (sulla sinistra c’è un piccolo spiazzo in cui parcheggiare).
Partendo dalla stanga che sbarra la strada  si segue un sentiero in mezzo ai campi e, dopo 400 metri, si raggiunge Ca' dei Monti, una casa colonica abbandonata negli anni '60 ormai semidiroccata.



  



Qui prendiamo il sentiero a sinistra che si inerpica nel bosco. Al successivo incrocio prendiamo la deviazione a destra che, dopo una salita di circa 500 metri arriva ad una piazzola dove si trova un bivio: a sinistra si va verso l'abitato ed a destra verso la necropoli. Scegliamo di andare prima all'abitato. Nel primo tratto il sentiero passa proprio sulla cresta del monte proponendo un panorama spettacolare.



 


Dopo un po' ci addentriamo in un fitto bosco che scende fino all'abitato, situato nella Pianella di Monte Savino.
Lo stato di conservazione a dire il vero lascia un po’ a desiderare, con la vegetazione che copre parte degli scavi, ma il luogo è davvero molto suggestivo!


 










 


Sul limite inferiore sulla destra è presente uno scavo ancora parziale coperto da un telo; addentrandovisi è possibile improvvisarsi archeologi ammirando le stratificazioni con resti di ciottoli in cotto e ossa di animali: resti di vita quotidiana di una famiglia etruco-celtica di migliaia di anni fa.





Due attuali "residenti" del villaggio ci ricordano dove ci troviamo... Immersi nella natura!





Terminata la prima parte dell’itinerario si torna nuovamente alla piazzola proseguendo questa volta in direzione della necropoli.  Il sentiero ed i punti di interesse sono segnalati male ed occorre fare un po’ di attenzione per non perdersi.  Dopo pochi metri dalla piazzola c'è una biforcazione in cui bisogna prendere il sentiero in salita sulla destra; stessa cosa alla deviazione successiva e dopo poco si arriva al sepolcreto. Non aspettatevi di vedere niente di suggestivo: ci sono solo dei paletti a indicare l’ubicazione delle tombe e niente di più, essendo le stesse niente altro che buche rettangolari in cui venivano inumati i defunti; scavate dagli archeologi e successivamente ricoperte.





In questa necropoli sono state recuperate quasi 170 tombe, la maggior parte delle quali a inumazione e il resto a incinerazione, e un numero importante di corredi funebri, alcuni ancora completi e in buono stato.
Vicino alla necropoli, poi, è stato scoperto il deposito votivo più grande dell'Etruria padana: datato tra la metà del V e la fine del IV secolo a.C, ha restituito alcune centinaia di vasi in terracotta miniaturizzati e circa duecento statuette in bronzo, di cui la quasi totalità rappresentanti devoti in preghiera, tranne tre: una rappresenta un guerriero armato di lancia, un'altra un atleta e l'ultima un soggetto zoomorfo.
Terminata anche la visita alla necropoli non resta che tornare sui propri passi e ridiscendere verso valle.



 

                                 


Al termine e per concludere ideologicamente l’itinerario merita una visita il Museo archeologico "Luigi Fantini" a Monterenzio, in cui sono conservati la maggior parte dei reperti trovati nell'area archeologica di Monte Bibele (il resto si trova al museo archeologico di Bologna).

 

Museo archeologico "Luigi Fantini" a Monterenzio
Via Idice 180/1
Monterenzio (BO)
Tel. 051929766
museomonterenzio@yahoo.it
Orari: dalla prima domenica di marzo alla prima domenica di novembre, dal martedì al venerdì 9.00-13.00 (negli altri mesi apertura su prenotazione); per tutto l'anno sabato e festivi 9.00-13.00; 15.00-18.00 Chiuso il lunedì