martedì 11 dicembre 2018

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L’animale che immagina di Claudio Beghelli e Giorgio Celli

Bologna, 21 Ottobre. La vita di Giorgio Celli, un grande personaggio ed un motivo di vanto per la città di Bologna.
Questa frase è troppo breve, esageratamente banale e non rende affatto giustizia al libro che sto per recensire.
L’animale che immagina” (Prospettiva Editrice) dello scrittore ed attore Claudio Beghelli è molto più del resoconto della vita di uno dei più grandi scienziati contemporanei e del lato pubblico che tutti conoscono ed hanno apprezzato ed ammirato.
Giorgio Celli era sì un luminare scientifico ed un pioniere di teorie che non hanno (a torto) incontrato subito il favore dei colleghi di studi e di cattedra; Giorgio Celli era certamente un valido autore di premiati testi letterari e teatrali ed è stato anche fautore di un rinnovamento in campo documentaristico-televisivo, sperimentando con successo un tipo di format, oggi copiato da tutte le reti nazionali e locali, in cui lo spettatore viene coinvolto in maniera molto più intensa e personale ed il viaggio nella natura è rappresentato con più passione e con maggiore cura dei dettagli, prendendo per mano lo spettatore e conducendolo per mano in un mondo fatto di continue evoluzioni e scoperte, unico tra gli unici.
Difficile rammentare tutti i meriti artistici ed accademici di un illustre trapiantato bolognese che si è sempre battuto strenuamente contro gli sprechi e per la difesa dell’ambiente e, nelle pagine di questo libro ci sono molte interessanti menzioni e svariati estratti che possono certo stuzzicare la curiosità di tanti ammiratori del professore.
Ma “L’animale che immagina” è molto più di questo: è la vita di un artista, la storia dolce di un uomo troppo spesso incompreso ed esiliato per la sua grande voglia di conoscenza, di confronto, di discussione e per il suo intenso spirito pionieristico. Il libro racconta, con molto fascino, l’avvicinamento umano di un allievo ad un maestro, senza che questi mostrasse nemmeno l’ombra di severità e senza che incutesse alcuna soggezione, verso il giovane ammiratore che poi sarebbe diventato presto collaboratore ed amico.
Beghelli non nasconde la propria ammirazione per il mentore ed anzi intinge ogni riga dell’affetto che provava ad ogni incontro, durante ogni chiacchierata; ed è questo affetto che coinvolge e commuove anche il lettore, portadolo alla scoperta della parte romantica di Celli, di uno spirito artistico che sempre si mescola a quello scientifico perché scienza, logica, arte e fantasia non sono mai in contrasto ma aspetti differenti e sfaccettati di uno stesso mondo, che danzano assieme, che si mescolano e traggono linfa gli uni dagli altri, per insegnare, per migliorare.
Tanti ed interessanti i temi trattati all’interno del libro (il bene ed il male, le affinità e gli abissi tra l’uomo e l’animale ed alcune personali esperienze di vita del professore e di come egli si fosse avvicinato, quasi contemporaneamente sia alla scienza che all’arte ed alla fantasia, improntando nettamente il percorso di una vita di successo, sempre affrontata con decisione ma anche con ironia) ma il valore più presente è, senza dubbio, quello dell’amicizia: un affetto vero e quasi palpabile che Claudio rappresenta al meglio, provando un saldo senso di gratitudine verso un uomo che gli ha donato un sorta di eredità spirituale unica, della quale il giovane autore ha fatto tesoro.
“L’animale che immagina” è sicuramente un testo che non deve mancare nelle librerie di tutti coloro che hanno ammirato il lato pubblico di Giorgio Celli ma anche di chi vuole conoscere la persona che era e ciò che egli provava interiormente e che rappresentava la sua grande energia di vita, anche se, a volte, poteva essere fonte di grande tormento interiore e causa di solitudine.

Una biografia che vale la pena di leggere per sentirsi meglio in tempi non proprio positivi e per avere interessanti stimoli e punti di riflessione: per cercare noi stessi di essere pionieri anche nella nostra vita.

Un testo ricco di romantica filosofia e raffinata poesia che racchiude anche preziosi interventi e testimonianze del figlio Davide Celli, di Niva Lorenzini, Paolo Radeghieri ed un contributo di Magda Indiveri.

Fabrizio Carollo