sabato 20 ottobre 2018

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"Bologna destinazione notte" di Roberto Carboni

Bologna, 27 Settembre. C’è una Bologna diversa da quella che tutti conoscono. Una Bologna che sparisce al cospetto della rassicurante luce del giorno e torna prepotentemente al calar delle tenebre. Una Bologna battuta dalla pioggia e sferzata dal vento gelido che scuote le ossa.

C’è una Bologna cupa e disperata; una Bologna folle eppure irresistibilmente affascinante.

La Bologna di Roberto Carboni. Una Bologna in fase Monk.

L’ultimo romanzo dello scrittore – tassista bolognese (edito da Fratelli Frilli), contribuisce a dare una piacevole, dura e stupenda scossa al genere noir, così tornato alla ribalta negli ultimi anni.

Un genere forse bistrattato e distorto troppo spesso dalla letteratura d’oltreoceano, che non ha assolutamente influenzato il sublime punto di vista di Carboni, il quale, con il suo quinto romanzo, ha dimostrato ampiamente ad un sempre maggior numero di lettori affezionati ed un crescente numero di nuovi fan, di sapersi districare all’interno dei contorti labirinti della mente umana, spiazzando, sorprendendo ma anche mostrando nuovi ed intriganti aspetti di una città che muta continuamente e che riserva quesiti nuovi anche a colui che la abita da sempre.

La Fase Monk inizia con il ritrovamento di un piede mozzato e la fredda descrizione analitica della scena del crimine, nella quale non sembra di riconoscere il classico stile narrativo dell’autore.

Carboni ha volutamente scelto un incipit differente, magari più forte, spiazzando e sperimentando una nuova introduzione che appaga comunque e coinvolge nella lettura sin dal primo capitolo.

Man mano che la trama prosegue e la matassa si snoda (o si contorce ancora di più!) il lettore vede attraverso gli occhi di un feroce assassino per il quale si può forse provare anche un briciolo di pietà ed accompagna lo sfortunato protagonista Annibale (tassista per professione ed eroe/antieroe per caso) nell’odissea di orrore e morte che metterà a rischio la sua vita e quella delle persone a lui care.

Una storia d’amore disperato alla quale l’uomo si aggrapperà con tutto sé stesso, ritrovando un barlume di speranza che non vuole spegnersi tra le vie di una città che rapisce, ingloba e minaccia.

Impossibile non farsi condurre per mano e scendere le scale fino a raggiungere il rifugio jazz, permeato di desolazione, alcol e rifiuto per ogni battaglia esistenziale, eppure così intenso nelle note della follia artistica di suonatori senza speranza, dotati di un’amicizia virile e sincera, fortemente invidiabile. Forse l’unico rifugio sicuro di tutto il romanzo, dove l’umanità sprigiona dalle pareti umide e consumate ed all’interno della quale i peggiori ceffi sono in grado di compiere estremi atti di coraggio in nome di una lealtà che spesso latita anche nel mondo reale.

Carboni ha vinto ancora una volta una sfida non facile e lo ha fatto evolvendosi pur rimanendo sempre il perfido ma rassicurante narratore “nero” che tutti i lettori hanno conosciuto ed apprezzato sin dalla prima opera.

La Fase Monk rappresenta la consacrazione dell’autore ad un genere nel quale dimostra di sapere sguazzare a proprio piacimento ed il suo divertimento in esso è evidente (prova ne sono i numerosi camei con i protagonisti dei precedenti romanzi, che ammiccano sia ad Annibale ma anche al pubblico). L’autore, inoltre, non cerca scuse, né semplici finali in cui è necessario che la luce torni alla ribalta.

Come da tradizione, il noir non deve rispondere a nessuna delle tantissime domande che esso stesso pone ma deve contribuire a fornire al lettore la propria personale chiave di lettura e di interpretazione, a seconda del gusto personale, del personaggio al quale è più affezionato e, perché no, anche a seconda delle morbosità personali più nascoste.

Roberto Carboni ha ancora molte frecce al suo arco e siamo davvero curiosi di vederlo incoccare e scagliare la prossima, sicuri che centrerà il bersaglio, certi che ogni sorpresa che ci riserverà non sarà quella che noi abbiamo ipotizzato.

Come siamo sicuri che risulteremo sempre spiazzati dal suo stile inconfondibile eppure così diverso ad ogni romanzo ed altrettanto certi che, alla fine di ogni suo libro (scandito sapientemente con capitoli brevi ed incalzanti), avremo sempre quel senso di soddisfazione per una storia che rimane impressa e che torneremo a rileggere per cogliere ancora più dettagli, sfuggiti al primo impatto ma avremo anche un pizzico di dispiacere per aver terminato troppo presto una bellissima storia di genere... anche se l’attesa del prossimo lavoro narrativo resta comunque e sempre una piacevole tortura da coltivare.

 

 Fabrizio Carollo