martedì 24 aprile 2018

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arte e cultura

La fatica di non pensare di Mauro Fornaro

“È meglio un albero spoglio di un uomo privo di felicità”

 

Una frase assoluta, quasi solenne ed eterna.
Non sono mai stato un estimatore della poesia, lo ammetto senza vergognarmene.
Ma questa frase impattante va spiegata attraverso i retroscena della mia giovinezza.
Da ignorante in materia, ho sempre pensato che la poesia si riducesse a quella studiata a memoria a scuola: poesie di immortali autori del passato, dotate di un fascino unico e troppo potenti per essere proposte ad un pubblico così giovane.
Da sempre, questo è stato il mio parere: poesie che sono vere opere d’arte, obbligate ad essere lette, studiate ed esaminate da ragazzi che non hanno ancora sviluppato la passione per un’arte così particolarmente intensa, almeno nella maggior parte dei casi.
Difatti, la poesia viene spesso bistrattata dai giovani che dimenticano queste grandi opere subito dopo l’interrogazione programmata e bollano questa forma di espressione come qualcosa di noioso, di lungo e relegato ad un tempo passato, ad uso esclusivo degli adulti.
Io non ho fatto eccezione a questo schema ed anche nel momento in cui mi sono avvicinato ed ho abbracciato la scrittura, ho sempre tenuto alla larga la poesia, temendo potesse ancora annoiarmi e convinto che non avrebbe mai potuto coinvolgermi o darmi emozioni intense come quelle donatemi dalla narrativa.
Mi sbagliavo: timidamente ho mosso i primi passi nella poesia moderna ed ho così potuto farmi rapire da un universo emotivo assolutamente senza confini.
Qualcosa di incredibilmente raffinato, delicato, triste e gioioso al tempo stesso. Ho potuto anche conoscere diversi rappresentanti della poesia di oggi e, grazie a loro ed alle loro opere sono entrato in una bolla di emozione che mi ha appassionato come non avrei mai pensato.
Mauro Fornaro ed il suo ultimo lavoro letterario “La fatica di non pensare” (edizioni Del Faro) è un poeta davvero unico e completo.
Le parole sono frutto di grande maestria e scorrono sinuosamente come un torrente nascente che scende lungo il fianco di un monte, con acque limpide all’interno di un contesto a volte aspro ma comunque sempre meraviglioso nel suo insieme.
Fornaro prende delicatamente per mano il lettore e lo conduce nelle proprie emozioni, a volte scuotendolo brutalmente.
Si scopre, durante l’attenta lettura, che anche il lettore ha molti punti in comune (spesso inconfessati) con l’uomo divenuto poeta...un poeta colmo di genuina umanità, desideroso di esplorare nuove emozioni, ricco di sogni ed entusiasmo per la vita.
Forse, a volte, appare una’amara punta di disillusione nei componimenti, un pizzico di rancore verso un mondo che non è come ci immaginiamo e come vorremmo fosse ma anche questo aspetto affascina e coinvolge ed alla fine troviamo comunque più di un barlume di speranza che non demorde di fronte agli aspetti più difficili della vita.
Interessante ed accurata anche la ricerca della realtà americana e degli spazi sconfinati di un contesto che offre grande ispirazione e dove ognuno può essere qualcuno.
Ma c’è anche una dura critica alla nostra società ed ai suoi aspetti più cupi, il tutto condito da sussurrata dolcezza ed un omaggio all’immortale Charles Bukowsky.
Un ottimo esempio di poesia, quindi. Il modo migliore per affacciarsi a questo mondo anche per un neofita.
L’unico rimpianto di questa bellissima raccolta di un poeta maturo e tormentato è che termina troppo presto, lasciando la voglia di leggere ancora altre poesie e la trepidante attesa di un nuovo volume, della prossima raccolta.
 

“Ho dato il tuo nome al mio sogno più bello. Aprii gli occhi: mi sorridesti, non era un sogno”


“La fatica di non pensare” e la poesia nella sua più pura accezione.

 

Bologna, 2 Settembre
Fabrizio Carollo