lunedì 16 luglio 2018

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Il rifugio bellico "del Guasto"


Il rifugio numero 16 dedicato a Loris Bulgarelli e costruito sotto il rilevato del giardino del Guasto, faceva
parte della numerosa selva di ricoveri antiaerei costruiti dall’amministrazione comunale tra il 1943 e il 1944.
I ripari in Galleria (antibomba) furono in tutto 25 ai quali si andavano ad aggiungere una cinquantina di trincee tubolari, quindici trincee antischegge (suddivise a loro volta in muratura e legname) e una quantità infinita di ricoveri (di capienza variabile tra le 30 e le 800 persone) denominati pubblici - anticrollo ricavati praticamente sotto ogni palazzo privato o pubblico, per un totale, secondo i documenti sino ad oggi ritrovati, di oltre 700 manufatti**.





Tutto iniziò, per questo singolo caso, il giorno 06 Marzo del 1944, XXII° Anno EF, esattamente 365 giorni e
qualche ora dopo, l’inizio della progettazione di un altro capiente ricovero: il Primo Lotto ricavato nella parte
Nord-Ovest del giardino pubblico della Montagnola.

Ma di quest’ultimo daremo maggiori e ulteriori precisi dettagli nel volume che si andrà a presentare Sabato 12 Ottobre 2013, quando attraverso un convegno verranno svelate le ultime ricerche e le nuove scoperte inerenti il terrapieno posizionato lungo via dell’Indipendenza e che per oltre 700 anni fu uno dei centri nevralgici di Bologna.

Bene, il 06 Marzo l’ufficio preposto del Comune e la ditta che vinse l’appalto dell’apposito bando, attuarono il  “progetto di galleria-rifugio da eseguirsi sotto il  rilevato di Via Del Guasto”.

Vennero così iniziate e poi portate a termine in  quasi tutta la loro opera “una serie di gallerie  formate da due rami longitudinali collegati da  quattro trasversali per uno sviluppo complessivo di circa 120 metri e una estensione di 360 mq”.


I cunicoli furono costruiti con piedritti e volte in muratura di mattoni legati assieme da malta di calce cruda con le stuccature interne in malta di cemento.

“Pure in muratura furono eseguite le altre strutture accessorie”.

Fu deciso all’unanimità dal gruppo di progettisti, anche per rispettare il progetto iniziale mantenendo più o meno invariati i costi preventivati, e per“ottenere la formazione di una massa coprente maggiore”, che tutto il
materiale di risulta degli scavi (e di altro fornito dal Comune) venisse trasportato sul piano del giardino.

Si venne così a formare uno spesso strato di terra sul livello preesistente dello spazio verde per una altezza di 4 metri che andava a proteggere ulteriormente la costruzione da fortuiti colpi diretti.

La capacità di ricezione era conteggiata per eccesso a circa 400 persone.
Il lato Sud, quello che dà ancora oggi verso Largo Respighi e che porta il rivestimento esterno di mattoni e
selenite, avrebbe dovuto ospitare due capienti aperture da utilizzare come uscite/entrate di sicurezza, oltre a
quelle verticali di notevole diametro.

Si iniziarono i lavori ma data la mancanza dei sostegni in muratura le volte crollarono successivamente causa il cedimento delle strutture in legname che non vennero mai più ripristinate.

Al termine del conflitto ci fu una lunga diatriba legale tra la Prefettura, il Comune, il Genio Civile e l’allora
proprietà che voleva restituita l’area sulla quale, per conto e nell’interesse dello Stato, venne realizzato il rifugio, causando seri danni alle opere preesistenti**.



** Aposa segreto i rifugi antiaerei, a cura di Massimo Brunelli e Francisco Giordano, Bologna sotterranea 2012