mercoledì 12 dicembre 2018

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arte e cultura

"Da mezzanotte alle sei" di Sergio Pozzi

“Se guardi nel buio a lungo, c'è sempre qualcosa”.   William Butler Yeats

Bologna, 2 Aprile. La notte e le creature che la popolano.
Reali o frutto dell’immaginazione e degli insondabili percorsi della mente umana?
Nel libro “Da mezzanotte alle sei”, di Sergio Pozzi (Giraldi editore), il terrore è l’indiscussa guida che conduce il lettore in un percorso singolare ed estremamente affascinante, adatto ad un pubblico di ogni età.
Come esperti esploratori dei propri incubi, i protagonisti delle otto storie tentano di svelare i misteri nei quali rimangono invischiati, spesso giungendo a conseguenze nefaste.
Narrate con maestria da Sergio Pozzi, prolifico autore letterario (Già papà del maresciallo Sammarco, le cui avventure sono ormai giunte al sesto capitolo), le storie sono il sunto fantasioso di leggende popolari che da decenni vengono tramandate di generazione in generazione, snodandosi piacevolmente, tra macabra ironia e momenti di pura tensione narrativa, per tutta la parte più buia della notte.
Originale ed apprezzabile anche la scelta estetica delle pagine, che spingono ad arrivare alla tanto agognata alba, nella speranza che il sole nascente possa dissolvere ogni paura e la presenza terrificante delle sagome inquietanti che si celano feroci nelle tenebre.
I racconti spaziano tra “Si dice” e “Si racconta”, comprendendo diversi generi letterari miscelati con gusto e nelle giuste dosi (per evidenziare anche la bravura dell’autore, artista poliedrico e, tra le altre cose, anche valente chef e proprietario di un rinomato ed accogliente ristorante sito nelle colline monzunesi, luogo ispiratore di altre succose vicende). Fantascienza, poliziesco ed horror vorticano costantemente nella narrazione e le sorprese sono in agguato.
Pozzi si conferma un camaleonte in grado di adattarsi perfettamente ad ogni genere e pronto a raccogliere e vincere qualsiasi sfida letteraria e quest’opera è la conferma che, dietro al suo cordiale sorriso, si nasconda anche un impalpabile alone dark, come il migliore Hitchcock (e non si tratta di un paragone azzardato).
Consigliatissimo come libro passatempo, da gustare prima di coricarsi o sotto l’ombrellone di una estate torrida ma anche come gustoso documentario cartaceo per conoscere le leggende che i nostri nonni narravano ai nostri genitori, come arma efficace nel caso fossero disubbidienti o non volessero saperne di dormire.
Tra tutti, ho apprezzato maggiormente “Il misterioso delitto di Ciola” per l’accurata descrizione analitica delle indagini svolte dai carabinieri protagonisti e di un’atmosfera creata ad hoc, che si ritrova nei romanzi di Sammarco.
Un piacevole libro che farà sorridere e che conferma, ancora una volta, che è bello avere paura di tanto in tanto.
Paura con classe e raffinatezza.
Nella speranza che non sia l’unica incursione di Pozzi in questo genere, troppo ignorato nel nostro paese ed impropriamente ritenuto “di nicchia”.

Fabrizio Carollo