giovedì 14 dicembre 2017

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IL PONTE ROMANO DEL TORRENTE APOSA


Nel 1918 gli edifici della zona dell’antico Mercato di Mezzo furono demoliti per lasciare posto alla più ampia e moderna Via Rizzoli, nuovo asse viario principale cittadino.

Tra il 1914 e il 1921 a seguito di scavi eseguiti nella zona di Porta Ravegnana dovuti allo sventramento e demolizione di un antico quartiere e connesso all’allargamento della Via Rizzoli, furono rinvenuti i resti di un antico ponte che scavalcava (e scavalca tutt’oggi l’Aposa) il Torrente seguendo la direttrice Est-Ovest, ovvero l’asse del decumanus maximus di Bononia, ovvero la Via Emilia.





La posizione disassata del manufatto è indice dell’insolita posizione delle due strade, oggi divergenti.
Nei primi rilievi operati all’epoca, risultò un’arcata di 4,35 metri di lunghezza con una luce di circa 5,50 metri e sostegni laterali formati da conglomerato e volta a botte in muratura mista di laterizi, blocchi di arenaria e selenite (o gesso crudo).





La base è sicuramente di fase romana, ma successivi interventi vennero eseguiti in epoca Petroniana e Medioevale.

Oggi dell’intera arcata appare visibile solamente la parte inferiore, ovvero l’intradosso; il resto della costruzione risulta completamente iglobata nella muratura del condotto.


   


Per giungere ad una ipotesi di datazione attendibile, bisogna precisare alcuni punti :

1) nel 189 a.C, anno di fondazione della colonia romana di Bononia, ci si trovava all’interno di un territorio non ancora completamente pacificato; risultò quindi necessario erigere una cinta muraria, difesa ulteriormente dai corsi d’acqua esistenti e da deviazioni artificiali.

2) l’edificazione della Via Aemilia voluta dal console Marco Emilio Lepido nel 187 a.C.; la ravvicinata quantità di tempo tra l’erezione di Bononia e la tracciatura della Via Emilia lascia supporre che strade e centri urbani proseguivano all’unisono. Probabilmente ebbe un primo impianto ligneo, per poi giungere a noi nella forma conosciuta.

Da questi resti non è possibile trarre ipotesi precise sull’esatta forma della parte inferiore della sovrastruttura.

Rammentiamo che Cassio Dione scriveva che i ponti di età repubblicana venivano eretti in muratura e legno, le quali potevano essere bruciate o addirittura tolte per impedire ai barbari di entrare nell’abitato.


Massimo Brunelli


(tratto liberamente dal volume “Il torrente Aposa a Bologna”, a cura di Marco Poli, Costa Editore, 2000, Bologna)