venerdì 28 aprile 2017

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arte e cultura

VILLA DOLFI RATTA



Per visitare la villa il primo passo non va compiuto uscendo dalla via Emilia, ma varcando la soglia della chiesa della Misericordia a Bologna, dove in un dipinto attribuito al pittore Bartolomeo Ramenghi si possono individuare le fattezze originali dell’edificio così come lo volle il pavese Parati dopo il 1520. 
Le origini del complesso risalgono al Quattrocento, quando la villa era un lazzaretto che si presentava come struttura fortificata chiusa a serraglio: le due torrette laterali che racchiudono la facciata tardosettecentesca erano infatti unite da un tratto di mura merlate, atterrate alla fine del XVIII secolo.
All’epoca il serraglio era una struttura diffusa, innalzata sia per motivi sanitari che per difesa dalle scorribande dei briganti che infestavano il territorio.

Non si sa chi la costruì e quando; è certo che nel 1625 apparteneva a Francesco Parati dal quale passò alla figlia Giulia che la portò in dote al conte Alberto Grassi.

 

Da alcune mappe conservate all' Archivio di Stato di Bologna vediamo che nel 1684 il complesso era circondato da un «serraglio» cioè da un muro che, con le attuali torri agli angoli anteriori, creava una corte chiusa rendendo l'aspetto d'insieme più simile ad un fortilizio che non ad un palazzo nobile. La famiglia Grassi del ramo detto dei Pallotta (perché aveva ereditato dal cardinale Giovanni Battista Pallotta) conservò la villa fino alla sua estinzione, e quando Anna Campeggi Ranuzzi Grassi morì, la villa passò ai conti Pallotta di Caldaroia i quali, il 15 aprile 1730, la vendettero al marchese Ludovico Ratta.
 
    

I Ratta erano un antico, nobile e ricco casato presente a Bologna fin dal XII secolo ed imparentato con le maggiori famiglie: Ludovico Ratta, che era membro del Senato bolognese, aveva sposato nel 1710 la contessa Elisabetta Ercolani, donna assai bella e colta che, come le imponevano il suo rango e i costumi del tempo, amava attorniarsi di persone illustri del mondo della scienza e della cultura (lei stessa, sotro lo pseudonimo di Aglaura, si dilettava di poesia).

 

Tra i frequentatori abituali di casa Ratta e della villa di S. Lazzaro vi erano tra gli altri Eustacchio Manfredi (insigne matematico, astronomo, poeta, fondatore e poi Segretario dell'Istituto delle Scienze di Bologna), Giampiero Zanotti (pit-tore e scrittore, Segretario dell' Accademia Clementina), Francesco Maria Zanotti (filosofo e scrittore rinomato, Segretario a vita dell'Istituto delle Scienze) e Francesco Algarotti (letterato e studioso veneziano che fu in corrispondenza con regnanti e con i maggiori scienziati europei). In particolare Francesco M. Zanotti trovò nei marchesi Ratta una seconda famiglia e dei potenti protettori (sembra anche che lo Zanotti non fosse affatto insensibile alle grazie della marchesa), fu ospitato, fino alla morte del marchese Ludovico, cioè al 1765, nella loro casa di Bologna e nella villa di S. Lazzaro, dalla quale anzi è da- tata molta della sua corrispondenza e anche alcuni versi diretti al marchese.
Questa consuetudine continuò anche con il secondogenito di Ludovico, Benedetto, il quale con la moglie Maria Diamante Dolfi, lo ebbe, se pur non continuamente in casa come il padre, spesso ospite nella villa di S. Lazzaro. Probabilmente si deve proprio a lei la sistemazione della villa, l'abbattimento del muro di cinta e la costruzione del fabbricato unito alla torre di levante; anche la cappellina, che precedentemente era al piano terreno della torre di destra e che tra il 1730 e il 1766 era stata trasferita all'interno del palazzo, nel 1777, come recita un'iscrizione, viene rifatta, decorata con stucchi, abbellita. È molto probabile che l'occasione della sistemazione della villa fosse data dalle nozze, avvenute in quell'anno, della figlia Eleonora con il conte Alamanno Isolani Lupari.


Una  curiosità di villa Dolfi Ratta è rappresentata dalla ghiacciaia del parco, che risale probabilmente ai primi anni del Seicento. Tutte le ville erano dotate di ghiacciaie, strutture semi interrate che servivano a tenere in fresco le provviste. Queste costruzioni, ancora presenti in molte residenze bolognesi del contado con forme diverse, sono oggi molto apprezzate dai cultori dell’architettura moderna, che le considerano singolari primizie di progettazione funzionale. Nonostante la presenza, ridotta, di colonne ed elementi decorativi tradizionali, le ghiacciaie sono infatti veri e propri attrezzi: forme strutturali dovute al funzionamento e quasi "elettrodomestici in pietra", in anticipo sui tempi. Il loro uso veniva preparato nei mesi freddi, con la raccolta della neve, riposta per strati alternati a paglia, così da creare una sorta di coibentazione resistente da un inverno all’altro. Questo accorgimento favorì tra l’altro l’arte del gelato, tra le delizie della vita in villa.Oltre alla ghiacciaia, il parco della villa conserva importanti essenze e specie arboree secolari, tra le quali un monumentale esemplare di liriodendrum tulipifera.



 

 


 

La villa passò nel 1805 al figlio, marchese Flaminio Ratta che sposò la contessa Marianna de Scarani e successivamente alla loro figlia Eleonora che, ultima della sua famiglia, alla sua morte (avvenuta nel 1891) la lasciò alla nipote Eleonora Agucchi Legnani. Eleonora, che era figlia della marchesa Luisa Ratta e del conte Filippo Agucchi Legnani, maritata con il conte Girolamo de' Bosdari di Ancona ebbe due figli: il primo, Alessandro, nato nel 1867 entrò nella carriera diplomatica nel 1891, fu nel 1899 segretario del ministro degli esteri Visconti Venosta, rappresentò l'Italia in varie nazioni come consigliere, console generale e ministro plenipotenziario. Nel 1918 presiedette la delegazione italiana alla Conferenza di Roma per i prigionieri di guerra; nel 1919 fu il primo ambasciatore italiano presso il Brasile, nel 1920-22 governatore di Rodi e di Castelrosso, dal 1922 al 1926 ambasciatore in Germania. Collocato a riposo nel 1926, si ritirò a vita privata e spesso soggiornava nella villa di San Lazzaro dedicandosi a scrivere i suoi ricordi diplomatici e degli studi letterari. Moriva nel 1929 senza figli lasciando la moglie Jeanne e il fratello. Il secondo, Filippo, nato nel 1874, era un fine intenditore di musica, amante della pittura e appassionato di studi storici; si dedicò alla professione forense, fu consigliere comunale a Bologna e anche assessore alla pubblica istruzione, membro e poi segretario della Deputazione di Storia Patria.


 


A lui si devono alcuni studi sulla storia di Bologna, studi e ricerche condotte negli archivi bolognesi, fiorentini e milanesi finalizzate alla stesura di una grande storia di Bologna nel periodo della signoria dei Bentivoglio, dal principio del Quattrocento ai primi del Cinquecento. Questa storia, terminata nel 1951 doveva essere data alle stampe, ma morendo il de' Bosdari nel 1956 non è mai più stata pubblicata. Dopo la morte del conte Girolamo de' Bosdari, avvenuta nel 1905, nel 1907 la moglie Eleonora e il figlio Alessandro donano la villa e altri beni a Filippo. Come già detto, Filippo de' Bosdari moriva nel 1956 e la villa passava in eredità per due terzi al figlio Girolamo e per un terzo alla figlia Gabriella; essi all'inizio degli anni '60 alienarono villa, terreni e lo stabilimento che nel 1953 il conte Girolamo aveva costruito sulla via Emilia davanti alla villa. La villa di San Lazzaro veniva così acquistata dalla famiglia Borsari dalla quale nel 1977 la rilevavano i Marzaduri che da qualche anno vi stanno facendo grossi lavori di ristrutturazione e restauro per destinarla a loro abitazione. Basta guardare la cura e le attenzioni che gli attuali proprietari dedicano ai lavori di sistemazione e adattamento della villa e degli annessi, al parco e ai suoi magnifici alberi per essere sicuri che ancora per molto tempo essa sarà là, domani come oggi, a ricordarci quel secolo, il Settecento, che, se pur frivolo e mondano, è stato, come qualcuno ha detto, il secolo rivoluzionario ancor prima della rivoluzione.

All'interno della Villa è possibile ammirare la splendida collezione di opere d'arte raccolta negli anni dai Marzaduri. 

Tra le opere più importanti:

- San Tommaso (Guercino)

- Cristo Risorto (Guercino)
- Regina di Svezia (Rembrandt)

- prima incisione (Durer)

- Bottega Clio e Dafne (Veronese)

- Bozzetto della battaglia di Ponte Milvio per Cappella Sistina e Logge di Raffaello (Giulio Romano)