giovedì 14 dicembre 2017

Sei in > home > arte e cultura

arte e cultura

I CASTELLI DEL BOLOGNESE

Il territorio bolognese è diviso in due dalla via Emilia: la pianura a nord e la montagna a sud, territori tanto diversi da condizionare sviluppi storici assai differenti. Nel Millecento i castelli ebbero il loro secolo di gloria; la montagna in particolare ne era piena e rappresentavano certamente una gradevole visione, ma poi gli eventi determinati dalla politica li spazzarono via uno ad uno.


 

La scienza, che ebbe notevole impulso nel Quattrocento portò alla scoperta e all'uso di esplosivi e di bombarde sempre più potenti che in breve tempo resero inutili le macchinose difese dei castelli, tanto che questi lentamente andarono in rovina. Sorsero allora gli ultimi e anacronistici castelli, che altro non erano che ricche dimore di campagna anche se mantenevano l'aspetto delle superate costruzioni di carattere mili- tare, con mura, merli, bertesche e torri.


 

I castelli erano costituiti da un giro di mura con torri di difesa. Dentro a questo recinto c' erano le case del feudatario, degli "uomini di masnada" e dei servi, indispensabili per la vita del castello. Al centro si ergeva una solida torre, che costituiva l'estrema difesa, se mai il nemico avesse superato il fossato e le mura. Come è ben noto, a coronamento delle mura c'erano i merli dietro i quali si riparavano i difensori. I merli potevano terminare a coda di rondine o con linea piatta. Questo era segno distintivo del partito di appartenenza del castellano, che era ghibellino se i merli terminavano a coda di rondine, o guelfo se i merli terminavano con linea piatta. Questo particolare era però del tutto ornamentale e certamente poco affidabile perché assai frequentemente i castelli venivano conquistati dalla parte avversa o comprati per il tradimento di un avido custode. In questi casi il nuovo castellano non perdeva certamente tempo a cambiare l'aspetto dei merli, cosicché il forestiero di passaggio non poteva mai sapere con sicurezza di che parte fosse il castellano. Il fossato intorno alle mura non poteva mancare, in quanto impediva al nemico di avvicinarsi con macchine da guerra, o anche solo con pale e picconi per praticare aperture o scavi sotto le mura.   Altro elemento difensivo era il baraccano, cioè una sporgenza che permetteva di' controllare e difendere il tratto delle mura compreso tra una torre e l'altra. C'era poi la bertesca che consisteva in una sporgenza in alto; con botole, solitamente sopra la porta, per poter colpire gli eventuali assalitori. Oltre il robusto portone si trovava un cancello di ferro che si poteva alzare ed abbassare come una saracinesca, mentre davanti all'ingresso non mancava il ponte levatoio che di notte veniva prudentemente alzato per tagliare la comunicazione con l'esterno. Col passare del tempo, intorno al castello sorgevano le case degli abitanti della zona, pronti a rifugiarsi entro le mura per difendersi dall'eventuale nemico di passaggio. I castelli di piccole dimensioni con scopi puramente militari venivano chiamati rocche, ma in molti casi l'unico elemento di difesa era costituito da una robusta torre.


 

I primi castelli, costruiti attorno al Mille furono costruiti ed abitati dai potenti feudatari che amministravano il territorio circostante e costituivano in pratica piccoli stati autonomi. Ad essi era stato affidato il potere assoluto, con diritto di sangue sui sudditi, dall'imperatore o dal papa o dai loro più alti rappresentanti. Quando, ancor prima del Mille, l'imperatore decise di nominare, lui solo, tutti i feudatari, esautorando il papa, scoppiò la terribile lotta per le investiture che gettò le basi per la guerra civile tra guelfi e ghibellini, insanguinando buona parte dell'Italia per tutto il Duecento. I castelli feudali erano abitati dal signore che vantava origini nobili per il fatto che lui (o un suo ascendente) aveva avuto l'investitura dai vertici assoluti del potere. Nel castello stavano anche gli "uomini di masnada", che erano abitanti del territorio e fedeli al signore al punto da eseguire ogni suo ordine. A questo proposito è bene tener presente che la parola "masnada" ha ancor oggi il significato negativo di congrega di gente violenta e disonesta, e questo mette in evidenza il clima di prepotenza di quei tempi, tanto diffuso da essere sopravissuto per mille anni, almeno nel linguaggio. Il feudatario, per ragioni di sopravvivenza, doveva essere soprattutto pratico d'armi, mentre qualsiasi forma di cultura gli era del tutto sconosciuta, per la buona ragione che non gli serviva a niente.

 

I  conti di Pànico e la loro vasta progenie, insieme ai ghibellini più irriducibili, guidarono la guerra in favore del feudalesimo morente, ma le continue rivolte causarono la distruzione totale dei castelli feudali da parte dell'emergente governo guelfo e popolare, che, nel corso del Due e Trecento, li fece demolire uno ad uno per estirpare ogni possibile rifugio per i ribelli. I castelli divennero così di proprietà del governo bolognese per l'annientamento o la sottomissione degli antichi feudatari. Al posto di costoro, furono mandati; come custodi, ufficiali del Comune, che non di rado si lasciavano corrompere col denaro consegnando il castello al nemico. Sulla montagna i castelli furono piccoli e molto numerosi, mentre nella ricca pianura si svilupparono i grandi castelli comunali che diedero vita alle attuali cittadine della provincia. All'estremo nord della pianura bolognese, in confine col territorio della temibile Ferrara, una serie di torri difendeva i principali passi attraverso le paludi che allora erano assai più estese di oggi.  

 



(FONTE: “INTRIGHI E SEGRETI DEI CASTELLI BOLOGNESI” di TIZIANO COSTA - COSTA EDITORE) 

 


ANZOLA
Il castello di Unciola (poi Anzola) pare fondato molto prima del Mille dai feudatari di Monteveglio, ma già all'inizio del Duecento era di proprietà del vescovo di Bologna, al quale fù riconfermato da Federico II nel 1220. Questa fù veramente una beffa del destino perche nel 1249 proprio quel castello divenne la temporanea prigione del figlio Enzo, fatto prigioniero alla Fossalta. Nel 1303 il governo bolognese lo fece cingere di nuova palizzata e fosse. Data la sua vicinanza alla città, subì ogni sorta di attacco, incendio e saccheggio dai vari eserciti diretti contro Bologna. Accadde nel 1325, per mano delle truppe modenesi dopo la vittoria di Zappolino, ancora nel 1354 e nel 1390 ad opera delle truppe milanesi, e poi ancora nel nel 1428, 1505 e 1511 per mano delle truppe pontificie 123. Nonostante queste ripetute devastazioni, è ancora salda la torre. 


BADOLO

La rupe di Bàdolo è detta ancor oggi Rocca in ricordo dell'antico castello del quale non è rimasta nessuna traccia. Si ignora chi fossero i più antichi signori di Bàdolo, ma sappiamo che gli abitanti riconobbero come signore il vescovo di Bologna giurando fedeltà  al Comune che proprio in quegli anni stava consolidando il suo potere.


BARAGAZZA
Il forte castello che difendeva un tempo i confini con la Toscana non esiste più da tempo immemorabile. Di origini antichissime, era la chiave del sistema difensivo di quegli alti crinali, un luogo di frontiera aspramente conteso in età feudale e comunale. L'unico ricordo che ne rimane è nel nome di un borghetto sulla strada per Bocca di Rio che si chiama Serraglio, nome che fa pensare che proprio in quel luogo esistesse una porta. 


BAZZANO

Il castello di Bazzano vanta origini antichissime che si confondono con l'invasione longobarda. Il primo documento certo è del  1026 quando il vescovo di Modena diede Bazzano al padre di Matilde di Canossa. Bologna lo conquistò e lo distrusse tre volte nel corso del Duecento. Finalmente papa Bonifacio VIII lo assegnò a Bologna nell'anno 1300. Il castello fu ricostruito dai bolognesi in quello stesso anno, conservando la torre duecentesca. Nel 1413 il castello, ormai in rovina, fu donato dagli abitanti a Giovanni II Bentivoglio che lo ricostruì come ricca residenza di campagna, conservandone l'aspetto militare ed anche la possibilità di usarlo eventualmente come fortezza. La nuova costruzione inglobò la vecchia torre del Duecento, mentre la torre esterna, detta dell'orologio, sarebbe stata costruita agli inizi del  trecento. Dopo la caduta dei Bentivoglio, il castello divenne residenza del capitano di Bazzano fino ad epoca napoleonica, subendo poi un forte degrado al quale si è recentemente provveduto. 


BEDOLETE

Il castello detto "delle Bedolete" di cui rimane una torre alle Murazze di Setta, era abitato da un ramo dei conti di Pànico, come anche gli altri castelli che facevano parte del feudo più antico, cioè i vicini castelli di Caprara e Veggio, anch'essi scomparsi. Gli studiosi sono molto incerti su dove si trovasse con precisione e concordano soltanto sul fatto che fosse presso Vado. La duecentesca torre delle Murazze, ancora ben salda lungo il corso del Setta, se non faceva direttamente parte del castello delle Bedolete, come dicono alcuni, certamente ne era una torre di guardia. Il borgo detto "Le Murazze" si raggiunge deviando dalla strada che costeggia il Setta e attraversando il corso d'acqua in prossimità di Vado.


BELVEDERE

Le "rovinatissime" rovine del castello, con i resti delle mura, delle porte e della cisterna, sono ancora sulla cima del monte Belvedere. Il castello fù costruito agli inizi del Duecento dal Comune di Bologna in seguito alla progressiva espansione territoriale e alla conseguente necessità di difendere i confini. Nel 1326 fu ampliato per prevenire un eventuale attacco dal Frignano, ma nel corso dello stesso secolo fu “smilitarizzato" con conseguente parziale demolizione. Per arrivare sulla cima del monte Belvedere occorre andare fino a Querciola, prendere la strada in direzione Corona, e dopo un chilometro circa, dopo l'ultimo tornante, prendere una strada sterrata che sale verso la cima. Quando poi la strada finisce, bisogna proseguire a piedi per circa mezz'ora; La vista stupenda che si gode da quell'antico "belvedere" giustifica la fatica. 


BENTIVOGLIO

Il luogo si chiamava anticamente Ponte Poledrano; lì sorgeva una antica torre di guardia e successivamente fu costruito un castello difensivo, nel 1390. Quando queste difese militari divennero inutili,. il governo bolognese le regalò a personaggi di rilievo per compiacerli. La torre del Ponte Poledrano fu data ai Bentivoglio nel 1441 e in seguito Giovanni vi costruì intorno una ricca dimora di campagna. Nell'Ottocento il castello fu restaurato da Alfonso Rubbiani, ma durante la guerra i tedeschi in ritirata fecero saltare l'antica torre di cui rimane un troncone. 


CASIO
Del castello di Casio rimane parte della torre che dà un aspetto singolare al borgo antico. Il castello vanta origini antichissime, tanto che appartenne a Matilde di Canossa insieme a molti altri della montagna bolognese. Nel  1211 il castello giurò fedeltà a Bologna, che in quegli anni stava dilatando i propri confini territoriali a spese dei vicini. Casio divenne così uno dei più importanti centri amministrativi del governo bolognese e di gran lunga il più popolato. 


CASTEL DE BRITTI

Il luogo vanta origini antichissime, ma il primo documento che ricorda il castello è la donazione fatta dal duca di Persiceto all'abate di Nonantola nel 706. Il castello subì più volte attacchi e distruzioni: nel 1175 da parte dell'esercito di Federico Barbarossa, nel 1360 da Bernabò Visconti che cercava di riprendere Bologna. Nel 1361 il cardinale Albornoz lo fece distruggere, ma evidentemente fu ricostruito perché quindici anni dopo resistette all'attacco dei mercenari bretoni che saccheggiarono anche quel territorio durante il loro feroce attacco. Nel Quattrocento il castello fu preso più volte e poi praticamente abbandonato.


CASTEL DELL’ALPI

Il ricordo del castello rimane solo nel nome del luogo. Si trovava nel luogo detto "la Carsa" sulla riva sinistra di quèl tratto del Savena diventato lago in seguito ad una grossa frana


CASTELLO DE’ ROSSI

Questo imponente edificio non fu costruito per scopi difensivi di tipo militare ma come ricca residenza di campagna di una potente famiglia di banchieri. La magnifica dimora, che racchiude anche un borgo entro solide mura, fu iniziata da Bartolomeo Rossi, morto nel 1482, e fu terminata dal figlio nei decenni seguenti.


CASTIGLIONE

Il castello di origine trecentesca fu ricostruito nel Cinquecento. La storia più antica indica questo territorio come proprietà di Matilde di Canossa, dalla quale passò ai conti Alberti di  e nel 1340 ai Pepoli, Signori di Bologna. A differenza di quasi tutti gli altri feudi, quello di Castiglione sopravvisse nei secoli e fu riconfermato varie volte dagli imperatori. L'ultima volta fu nel 1792.


CAVALLINO
Sopra il borgo di Cavallino si erge alta una rupe, alla sommità della quale si trova l'antica torre Cavallina, che in pratica si trova nell' odierno abitato di Campòlo. Apparteneva ai conti di Pànico, proprio al confine sud del loro feudo dove iniziava quello di Matilde di Canossa. Secondo il Palmieri, quel confine .tra i due grandi feudi potrebbe essere stato anticamente il confine tra longobardi e bizantini. La torre, che potrebbe quindi avere origini antichissime, era probabilmente una torre di guardia del sovrastante castello di Cantaglia. Infatti la strada per raggiungere il picco di Cantaglia passava, e passa, proprio lì. Questa torre, costruita con conci squadrati, ha le caratteristiche di una costruzione romanica ed è forse l'unica costruzione di epoca feudale antica ancora in piedi, anche se solo in parte, dato che fu distrutta nel lontanissimo anno 1306. 


CAVRENNA
Presso il passo della Raticosa si erge maestoso il picco di Cavrenno, come si chiama oggi, che pare fatto apposta per costruirvi un imprendibile castello. Della stessa idea furono gli Ubaldini che, pur gravitando verso la Toscana, costruirono i castelli di Pietramala e di Cavrenno.  Ben presto Bologna se ne impossessò per evitare il pagamento di esosi pedaggi per la strada di Toscana.  Attualmente non vi sono più tracce del castello. 


DOZZA

Il castello di Dozza ha una storia complessa e legata a quella della vicina lmola. Luogo antichissimo, conteso da longobardi e bizantini, fu assegnato alla chiesa imolese da Carlo Magno. Nel 1087 l'emergente comune di Bologna lo conquistò e lo fortificò, iniziando così una secolare lotta contro lmola. Nel 1150 il vescovo di lmola, forte di una bolla papale, diede il feudo di Dozza alla famiglia Guiccioli, ma lo scontro tra guelfi e ghibellini causò più volte danni  al castello. Nel 1198 Bologna se ne impadronì e nel 1209 fu saccheggiato e distrutto dalle truppe imperiali di Ottone IV dirette a Roma. Una decina d'anni più tardi fu ricostruito da Giovanni di Brienne, re di Gerusalemme e comandante dell'esercito papale, ma nel 1248 il papa lo fece prendere e distruggere,  perché  divenuto covo di ghibellini agli ordini di lmola. Due anni dopo fu ricostruito, ma,  poco dopo, una terribile pestilenza decimò gli abitanti. Verso la fine del Duecento fu occupato dagli Alidosi, per cui fu riconquistato e distrutto nuovamente dalle truppe di Bologna e di lmola. Il Trecento vide un continuo passamano del castello di Dozza e lo stesso nel Quattrocento: Caterina Sforza  lo fece ricostruire in forme rinascimentali  facendone una fortezza capace di resistere alle nuove potenti artiglierie, come si può ancora vedere dal sorprendente spessore dei muri di una decina di metri circa. Nel 1499 il castello di Dozza subì l'ultimo assedio della sua travagliatissima storia: le truppe papali strapparono lmola alla coraggiosa Caterina Sforza, per cui anche Dozza dovette cedere.


LONGARENO

Il luogo dove sorgeva questo castello è notissimo come Rocchetta Mat tei di Riola di Vergato. L'attuale rocchetta fu infatti costruita sulle rovine del castello antico. Era la residenza di un feudatario fedele vassallo della contessa Matilde che probabilmente gli affidò il castello. Nell'anno 1299 il castello era già sotto il controllo di Bologna, tanto che, in quell'anno, il governo cittadino fece fortificare il Castello facendogli un palancato forte e sicuro.  Nella seconda metà dell'Ottocento il conte Cesare Mattei costruì l’attuale rocchetta in stile medioevale, moresco e in stile… "come viene, viene”. 


MINERBIO

Il territorio di Minerbio era stato fin dall'epoca romana, occupato da selve e paludi. La piccola comunità rurale che l'occupava ebbe un improvviso sviluppo nel 1231, quando Bologna concesse la zona a 150 famiglie mantovane fuggite dai luoghi d'origine per motivi politici. Queste diedero origine al castello, cioè al borgo antico tuttora esistente nei vari rifacimenti posteriori. Fin dal Trecento gli Isolani avevano a Minerbio vastissimi possedimenti, ma solo nel 1403 i Visconti di Milano, venuti in possesso di Bologna, gli concessero la zona in feudo. Fu in quel tempo costruita la rocca fortificata, a fianco del più antico castello.  Nel 1536 fu costruita, forse su progetto del Vignola, la grande torre colombaia ottagonale, mentre rimasero incompiuti i lavori del nuovo palazzo signorile. Nel 1561 fu spostato il corso del Savena ed al posto del suo alveo fu creato il largo stradone che vediamo ancor oggi.


MOLINELLA
Nel medioevo il territorio di Molinella era coperto in gran parte da paludi e quindi soltanto in epoca relativamente tarda compare questo abitato che aveva anche un piccolo porto. Nel 1371 il luogo fu così descritto dal cardinale Anglico: "La torre di Molinella è posta in mezzo ad acque vallive; è armata, ha un buon palancato ed è circondata da fosse. Vi passano molte mercanzie in entrata e in uscita da e per la città di Bologna ed altri luoghi... ". 


MONTASICO
Il castello di Montàsico, ancor oggi ben saldo, fu costruito nel 1475 dal conte Silvestro Boatieri. Il primo castello feudale, che sorgeva nel medesimo luogo, era appartenuto ad un ramo dei conti di Pànico che avevano mutato il loro nome con quello del luogo, Montàsico appunto. La costruzione più antica doveva essere di notevole importanza. Infatti un estimo del castello, fatto nel 1235, gli attribuisce un valore di 120 lire, cioè di ben venti volte superiore a quello di una casa di buon livello. I conti di Montàsico furono ferocemente ghibellini e sicuramente combatterono per l'imperatore contro i nobili della montagna che erano stati infeudati dalla contessa Matilde. Questa infatti guidava i guelfi del papa durante la lunga guerra delle investiture. 


MONTE ACUTO
Questo castello è scomparso da secoli ma l'abitato antico, posto com'è sopra un monte ripidissimo, ne ricalca la consistenza. Le notizie relative alle origini non sono certe, ma si può ragionevolmente pensare che sia stato costruito nel Duecento daI comune di Bologna per difendere i confini in quella terra di frontiera.


MONTE CAVALLORO
Il castello di Montecavalloro non esiste più dal lontano trecento, ma sono ancora ben salde le mura del complesso di Costonzo, recentemente restaurato, e la vicina torre di Monzone, costruita come ricca residenza di un famoso medico medievale. Per raggiungere quel luogo suggestivo occorre seguire la Porrettana fin quasi a Riola dove un bivio porta in entrambi i borghi con una strada sterrata con la quale, volendo, si può raggiungere Castelnuovo passando davanti alla chiesa abbandonata di S. Giorgio di Montecavalloro.  Nelle antiche mappe il luogo è indicato come "Monte cava l'oro': ma non è certo se si tratti di un gioco di parole o di reale antica presenza del prezioso metallo…  


MONTEVEGLIO

La posizione dominante sulla valle del Samoggia fece di Monteveglio un luogo di primaria importanza strategica fin dalle epoche etrusche e romane. In epoca tardoromana e altomedievale il castello di Monteveglio fu il cardine del sistema difensivo contro le orde barbariche: prima con Giustiniano per respingere i Goti, poi al tempo di Bisanzio, quando Monteveglio divenne il baluardo della civiltà contro l'invasione longobarda.  Quando poi  Matilde di Canossa si schierò a fianco del papa per opporsi alle tracotanti pretese di Enrico IV,  Monteveglio confermò ancora una volta la sua grande importanza strategica, tanto che proprio sotto le sue mura l'imperatore fu sconfitto. In seguito a quell'assedio, avvenuto nel 1092, i danni riportati furono tanto gravi che il castello fu ricostruito come lo vediamo ancor oggi. Dopo la scomparsa di Matilde e la conseguente rottura degli equilibri politici, il castello di Monteveglio si trovò pericolosamente coinvolto nell'interminabile scontro tra Modena e Bologna, in aperta lotta per i confini. Per evitare di restare vittima di questa contesa, si schierò con Federico Barbarossa contro la lega lombarda, alla quale avevano aderito anche le due città eternamente nemiche, cioè Modena e Bologna. Nonostante la sconfitta imperiale e la pace di  Costanza, le genti di Monteveglio non si arresero e continuarono imprudentemente la loro guerra contro Bologna, la quale inevitabilmente ebbe la meglio e si appropriò dell'antico castello nel 1198. Da quel momento Monteveglio, persa la propria libertà, fece parte del sistema difensivo di Bologna e seguì le sue vicende politiche e militari, rimanendo coinvolto in azioni militari grandi e piccole, ma sempre sanguinose. Attualmente il castello conserva la sua poderosa porta, antiche case del borgo e la stupenda pieve romanica dove affiorano tracce longobarde a conferma della sua antichissima origine. 


MONZUNO
Monzuno è il nome moderno dell'antico castello di "Monzone", costruito a guardia della strada che da Bologna, passando da Brento e Monzuno e risalendo il crinale, conduceva al passo della Futa e quindi a Firenze. Il castello si ribellò a Bologna nel 1376 e per questo fu demolito, mentre Guiduccio da Monzone, l'ultimo feudatario che aveva guidato la rivolta fu impiccato sulla piazza del mercato di Bologna come un delinquente comune.

 


OZZANO

L'antichissimo castello di Ozzano (detto anticamente Ugiano o anche Oggiano) fu probabilmente costruito dalle antiche  genti della vicinissima città romana di Claterna anche se  non esistono notizie sicure al riguardo. Dell'antica fortezza, più volte ricostruita, rimane un'alta torre e la disposizione del borgo che sorse all'interno del castello, come la cinquecentesca chiesa di San Pietro, dove si conserva un fonte battesimale di età romanica, proveniente dalla vicina e antichissima pieve di Pàstino.  
APPROFONDIMENTO


PANICO
I Conti di Pànico fùrono i feudatari più potenti della montagna bolognese ed è pertanto doveroso cominciare questa ricerca da loro. Il loro castello feudale era situato in cima ad un picco roccioso circondato in parte dal Reno, al bivio che prima di Marzabotto congiunge la Porrettana al piccolo borgo di Pànico. Le rovine sopravvissero fino all'Ottocento, tanto che il Gozzadini ne auspicava il restauro, ma le sue speranze andarono in seguito deluse in quanto i muri superstiti fùrono demoliti per far posto ad una costruzione moderna. A ricordo della antica potenza dei Pànico rimane la bellissima pieve romanica dedicata a San Lorenzo. Anticamente questo edificio si trovava presso il castello, poco oltre il ponte medievale, distrutto per eventi bellici durante la seconda guerra mondiale. La pieve (restaurata nel 1915) esisteva da secoli lontanissimi, ma fu ricostruita con raffinata ricchezza verso la metà del Millecento, probabilmente per volere degli stessi conti che in quegli anni avevano consolidato il loro potere e che ne fecero la loro chiesa, anche se all'interno del loro castello ne sorgeva un'altra. I conti di Pànico furono potenti e malvagi, sanguinari e faziosi, vendicativi ed ostinati oltre misura; furono i padroni (ed anche i predoni) incontrastati della montagna bolognese per alcuni secoli. La loro origine si perde nei secoli lontani dell'invasione dei franchi, origine comune anche ad altri signori della montagna bolognese. Da questo antico ceppo derivarono infatti molte famiglie che assunsero nomi diversi, dimenticando, o semplicemente trascurando, l'antica parentela. Infatti alcuni rami, sicuramente della stirpe dei Pànico, dominarono Veggio, Bedolete (presso Vado) e Montasico, tanto per citarne alcuni. 


PRAGATTO

Il castello di Pragatto si trova sulla collina che sovrasta Crespellano lungo la strada che porta a Monte Oliveto. Fu costruito nel 1474 da Eliseo Cattanei, come ricorda una lapide murata un tempo sulla torre di guardia all'ingresso. Verso la metà dell'Ottocento la parte centrale fu demolita ricavandone una vasta corte nella quale fu costruito un palazzetto in stile falso antico, secondo le idee architettoniche in voga in quegli anni (alcuni autori affermano comunque che questa torretta sia originale ed appartenga all'antico castello).


ROCCA CORNETA
Castello di origine antichissima, fu donato da re Astolfo all'abbazia di Nonantola nel 754. Nel 1197 i feudatari, tali Stagnisino e Rolando di Rocca Corneta giurarono fedeltà a Bologna, ma poco dopo Federico II lo diede ai modenesi. In seguito il castello passò nuovamente sotto il controllo di Bologna che lo fortificò inserendolo nella sua rete difensiva. Poco dopo fu abbandonato e demolito. Sulla base della antica torre fu poi costruito un campaniletto come si vede attualmente. 


ROCCA PITIGLIANA

Dell'antica rocca e del relativo borgo di 'Petigliano" si è persa la memoria da tempo. Attualmente sul picco roccioso si erge una chiesa costruita una prima volta nel 1502 e poi ricostruita nel 1695 con lo spianamento della cima rocciosa.


ROFFENO

Del castello e del relativo borgo si sono perse le tracce dopo che la zona rimase spopolata a causa della terribile peste del 1630. Rimangono solo poche rovine della rocca sulla cima del monte omonimo. A testimonianza dell'antichità del luogo è ancora ben salda la Pieve di Roffeno, che sorgeva però più a valle rispetto al castello, e che fu ricostruita nel 1155. 


SELVA MALVEZZI
I Malvezzi divennero feudatari del luogo nel 1455, prima col nome di conti del Burione di Malavolta, poi con quello di conti della Selva. Fu il papa Callisto II a concedere la contea in segno di benemerenza a Carlo l, padrone di quelle terre che egli aveva disboscato e bonificato per renderle produttive. I Malvezzi di questa famiglia assunsero altri cognomi nel corso dei secoli finché si estinsero nell'Ottocento.  Il primo castello feudale fu probabilmente costruito nel Quattrocento dopo la concessione della contea, ma nel  1618 fu totalmente rifatto in forma di villa, come lo vediamo ancor oggi.


SERRAVALLE
Nel nome è spiegato il perché della potenza di questo castello che, insieme ai castelli di Tiola, Cuzzano, Zappolino e Monteveglio, costituì un formidabile sbarramento difensivo, usato prima dai bizantini contro i longobardi e poi da Bologna contro Modena. Agli inizi del Duecento, Bologna e Modena, dopo un lungo periodo di scontri per la definizione dei confini, sottoscrissero un accordo e in quell'occasione il governo bolognese esentò dalle tasse le genti di Serravalle perché avevano duramente combattuto per molti anni. Per tutto il Duecento e per la prima parte del secolo seguente il castello fu continuamente fortificato dai bolognesi con costruzioni e fossati, segno sicuro della sua notevole importanza militare.


SETTEFONTI
Castello di remote origini, costruito, probabilmente dai Canossa,  in posizione strategica lungo una antica strada per la Toscana. Le sue origini sono però incerte e si ignora quando passò in potere di Bologna. I documenti dicono che alla fine del duecento Bologna lo fortificò, poi lentamente la popolazione calò fino all'abbandono del castello. Nel tardo Cinquecento ancora esistevano le rovine del castello che era stato abbandonato nel secolo precedente. Sulle rovine fu costruita la chiesa di S. M. Assunta, parzialmente distrutta per eventi bellici nel corso della seconda guerra mondiale. I recenti lavori di consolidamento delle strutture superstiti hanno messo in luce un muro costruito con blocchi di selenite che faceva parte della antica chiesa del castello di epoca romanica.
APPROFONDIMENTO


SOVERZANO
A Soverzàno presso Minerbio, una torre degli Ariosti sorgeva al limitare della palude fin dal Duecento. Quella torre è ancora là, ma sopraelevata e circondata dal castello che i Manzoli, nuovi proprietari, costruirono nel 1411 come dimora aristocratica munendola però di difese di tipo militare come mura, merli e fossati. Il giorno di San Petronio (4 ottobre) a fianco del castello, sotto un lungo portico appositamente costruito nel Seicento, si tiene una fiera che iniziò nel 1584. 



ZAPPOLINO

Insieme a Monteveglio fu uno dei più poderosi castelli del confine occidentale del territorio bolognese. Basti pensare che aveva una cinta di mura di quasi un chilometro, praticamente il doppio di Serravalle. Nell'Ottocento le rovine delle mura erano ancora cospicue. Si ignorano le origini di questo castello, ma furono certamente molto antiche, anche se i documenti ricordano Zappolino solo dalla metà del Millecento. Alla fine del secolo seguente fu fortificato dal governo bolognese che impose ai castelli vicini di concorrere alle spese, segno che Zappo lino era considerato il fortilizio di maggiore importanza per la sicurezza della zona. L'ultima torre fu abbattuta nel 1929 a seguito dei danni riportati dal famoso terremo-to di quell'anno.