martedì 11 dicembre 2018

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IL COMPLESSO DI SAN COLOMBANO




Grazie alla celebrità dei pittori che hanno decorato questa sala (allievi dei Carracci), diventa un gioiello nascosto e poco conosciuto. La decorazione, cominciata nei primi del 1600, vide l'opera Francesco Albani, Lucio Massari, Domenichino, Francesco Brizio, Guido Reni e altri artisti che rappresentano il Ciclo della Passione di Cristo.


Thanks to the famous painters who decorated this place (students of Carracci painters), the Oratory becomes and hidden unknown jewel. The decoration started at the beginning of 1600, by Francesco Albani, Lucio Massari, Domenichino, Francesco Brizio, Guido Reni and other artists, who represented the Cycle of the Passion of the Christ 





INDIRIZZO:  Via Parigi, 5
ORARIO DI APERTURA:  dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00.
Chiuso lunedì e festivi.  Chiusura estiva nel mese di agosto






IL COMPLESSO DI SAN COLOMBANO
          
Il complesso di San Colombano è composto da una serie di edifici religiosi aggregatisi uno intorno all'altro nel corso dei secoli.
Il nucleo più antico è formato dalla Chiesa di San Colombano, fondata nel 616 da Pietro I, vescovo di Bologna e discepolo di Colombano, che volle onorare la memoria del Santo di origine irlandese, morto a Bobbio l’anno precedente.

Risale invece al 1591 la costruzione dell'annesso Oratorio per dare riparo alla Madonna dell'Orazione di Lippo di Dalmasio.

 


Madonna dell'orazione


La Chiesa è arricchita da affreschi di scuola bolognese del XV secolo tra cui la Madonna col Bambino del Cacciaguerra, realizzata nel 1494 la Beata Vergine di Marco Zoppo.




 




Nell’ampia aula congregazionale, al piano superiore, gli artisti della scuola di Ludovico Carracci, Guido Reni, Francesco Brizio e Francesco Albani, Lucio Massari e Baldassarre Aloisi detto il Galanino, per citarne solo alcuni, danno vita a quella che il Malvasia, nella sua famosa Felsina Pittrice, definisce “una gloriosa gara”, titolo ripreso da Francesco Arcangeli per i due famosi saggi del 1958.


 


Il ciclo di affreschi, ispirato alle Storie della Passione e al Trionfo di Cristo, si estende in una successione di finte aperture, architravate da un lato e centinate dall’altro, che vanno a sostituirsi illusionisticamente alla parete muraria



 





Le prime notizie certe che parlano del monastero risalgono al 1008, quando giungono i monaci benedettini dell'Abbazia di San Gallo, che subentrano ai monaci colombaniani. Essi tengono la chiesa ed il monastero fino al 1144, quando passa alle monache benedettine fino ai primi del 1200, poi subentreranno le Carmelitane e le Clarisse.

Nell'aprile del 1304 nasce un diverbio sorto dopo l'elezione di due badesse in contemporanea, dopo una spaccatura interna fra le monache. Per porre fine ai disordini, che generarono persino risse fra le monache, il vescovo decise la soppressione del monastero; rimanendo solo la chiesa come luogo di culto.


Dopo vari passaggi di proprietà nel 1679 il complesso del monastero viene venduto alla Repubblica di Lucca che vi organizza un pensionato per i giovani studenti lucchesi all'Università di Bologna.
Dal 1790 il monastero subirà ancora vari passaggi di proprietà.

Dopo precedenti interventi ed i frequenti cambi di proprietà, che non hanno mancato di danneggiare lo stato conservativo degli affreschi, l'Oratorio è stato acquisito dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, che ha avviato il restauro dell'edificio.

Nel corso dei lavori di restauro, è tornata alla luce l’antica cripta, d’origine tardo-romana, ed un importante dipinto murale duecentesco raffigurante “Cristo in croce fra la Vergine e San Giovanni Evangelista.





Nello strato sottostante quello romanico, sono invece venute alla luce diverse sepolture a pozzetto di forma rotonda e quadrata,  di epoca  villanoviana/etrusca, datate intorno l'anno 10.000 a.c.  
Inoltre, durante la fase di pavimentazione, è stata rinvenuta una sepoltura duecentesca, sormontata da una lastra tombale ottimamente conservata che, ultimato il restauro, è stata ricollocata nella posizione originaria.

 


  Pozzetti funerari villanoviani. Circa 10.000 A.c



 
Resti di strada romana 

   


Attualmente il complesso di San Colombano di Bologna, ospita la Collezione Tagliavini di strumenti musicali antichi.




La Collezione Tagliavini



Clavicordi, arpicordi, organi, clavicembali, spinette, idiofoni, cordofoni, flagioletti e ocarine. Si va dal XVI al XIX secolo. La collezione di strumenti antichi del Maestro Luigi Ferdinando Tagliavini, noto professore, organista e musicologo bolognese, è collezione unica per pregio, rarità, bellezza e numero di pezzi, raccolti e inseguiti nell'arco di una vita.

    
 

 



Il primo pezzo acquisito, non per brama collezionistica ma per l'effettiva necessità di un suono ben preciso, introvabile in qualsiasi cembalo moderno, risale al 1969. Una spinetta cinquecentesca rintracciata proprio a Bologna. Alla quale seguì il grande cembalo a tre registri costruito nel 1679 dal lucchese Giovanni Battista Giusti, a detta dello stesso Tagliavini, ancora oggi uno degli strumenti principe della raccolta.





Questa in sintesi la genesi di una raccolta che continua tuttora ad arricchirsi di nuovi pezzi e che grazie alla donazione in favore della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna può essere esposta in permanenza nel rinnovato complesso di S. Colombano.

 


APPROFONDIMENTI: SAN COLOMBANO


San Colombano nacque a Navan (Irlanda) nel 542 circa, e morì a Bobbio il 23 novembre 615. Fù monaco, abate e missionario, noto per aver fondato numerosi monasteri e chiese in tutta Europa.

È conosciuto anche con altri nomi, impropri e più rari, quali san Colombano di Luxeuil (in Francia) o san Colombano di Bobbio o san Columba il Vecchio. In gaelico è chiamato Colum.

Tramite le sue numerose fondazioni contribuì alla diffusione in Europa del monachesimo irlandese. Stabilì una regola monastica che in seguito si assimilò a quella benedettina e fu definitivamente abrogata anche formalmente nel 1448 da papa Niccolò V. Introdusse con il Paenitentiale l'uso della confessione privata in sostituzione di quella pubblica per il sacramento della penitenza.

Papa Benedetto XVI lo ha definito "santo europeo". Infatti, San Colombano stesso scrive in una lettera che gli europei devono essere un unico popolo, un "corpo solo" che viene unito da radici cristiane in cui le barriere etniche e culturali vanno superate; inoltre usa per la prima volta l'espressione latina "totius Europae".

Secondo la leggenda agiografica della sua vita, la madre, in attesa della sua nascita, avrebbe visto un sole uscire dal suo seno per recare al mondo una grande luce.




Grazie alla celebrità dei pittori che hanno decorato questa sala (allievi dei Carracci), diventa un gioiello nascosto e poco conosciuto. La decorazione, cominciata nei primi del 1600, vide l'opera Francesco Albani, Lucio Massari, Domenichino, Francesco Brizio, Guido Reni e altri artisti che rappresentano il Ciclo della Passione di Cristo.


Thanks to the famous painters who decorated this place (students of Carracci painters), the Oratory becomes and hidden unknown jewel. The decoration started at the beginning of 1600, by Francesco Albani, Lucio Massari, Domenichino, Francesco Brizio, Guido Reni and other artists, who represented the Cycle of the Passion of the Christ 





INDIRIZZO:  Via Parigi, 5
ORARIO DI APERTURA:  dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00.
Chiuso lunedì e festivi.  Chiusura estiva nel mese di agosto






IL COMPLESSO DI SAN COLOMBANO
          
Il complesso di San Colombano è composto da una serie di edifici religiosi aggregatisi uno intorno all'altro nel corso dei secoli.
Il nucleo più antico è formato dalla Chiesa di San Colombano, fondata nel 616 da Pietro I, vescovo di Bologna e discepolo di Colombano, che volle onorare la memoria del Santo di origine irlandese, morto a Bobbio l’anno precedente.

Risale invece al 1591 la costruzione dell'annesso Oratorio per dare riparo alla Madonna dell'Orazione di Lippo di Dalmasio.

 


Madonna dell'orazione


La Chiesa è arricchita da affreschi di scuola bolognese del XV secolo tra cui la Madonna col Bambino del Cacciaguerra, realizzata nel 1494 la Beata Vergine di Marco Zoppo.




 




Nell’ampia aula congregazionale, al piano superiore, gli artisti della scuola di Ludovico Carracci, Guido Reni, Francesco Brizio e Francesco Albani, Lucio Massari e Baldassarre Aloisi detto il Galanino, per citarne solo alcuni, danno vita a quella che il Malvasia, nella sua famosa Felsina Pittrice, definisce “una gloriosa gara”, titolo ripreso da Francesco Arcangeli per i due famosi saggi del 1958.


 


Il ciclo di affreschi, ispirato alle Storie della Passione e al Trionfo di Cristo, si estende in una successione di finte aperture, architravate da un lato e centinate dall’altro, che vanno a sostituirsi illusionisticamente alla parete muraria



 





Le prime notizie certe che parlano del monastero risalgono al 1008, quando giungono i monaci benedettini dell'Abbazia di San Gallo, che subentrano ai monaci colombaniani. Essi tengono la chiesa ed il monastero fino al 1144, quando passa alle monache benedettine fino ai primi del 1200, poi subentreranno le Carmelitane e le Clarisse.

Nell'aprile del 1304 nasce un diverbio sorto dopo l'elezione di due badesse in contemporanea, dopo una spaccatura interna fra le monache. Per porre fine ai disordini, che generarono persino risse fra le monache, il vescovo decise la soppressione del monastero; rimanendo solo la chiesa come luogo di culto.


Dopo vari passaggi di proprietà nel 1679 il complesso del monastero viene venduto alla Repubblica di Lucca che vi organizza un pensionato per i giovani studenti lucchesi all'Università di Bologna.
Dal 1790 il monastero subirà ancora vari passaggi di proprietà.

Dopo precedenti interventi ed i frequenti cambi di proprietà, che non hanno mancato di danneggiare lo stato conservativo degli affreschi, l'Oratorio è stato acquisito dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, che ha avviato il restauro dell'edificio.

Nel corso dei lavori di restauro, è tornata alla luce l’antica cripta, d’origine tardo-romana, ed un importante dipinto murale duecentesco raffigurante “Cristo in croce fra la Vergine e San Giovanni Evangelista.





Nello strato sottostante quello romanico, sono invece venute alla luce diverse sepolture a pozzetto di forma rotonda e quadrata,  di epoca  villanoviana/etrusca, datate intorno l'anno 10.000 a.c.  
Inoltre, durante la fase di pavimentazione, è stata rinvenuta una sepoltura duecentesca, sormontata da una lastra tombale ottimamente conservata che, ultimato il restauro, è stata ricollocata nella posizione originaria.

 


  Pozzetti funerari villanoviani. Circa 10.000 A.c



 
Resti di strada romana 

   


Attualmente il complesso di San Colombano di Bologna, ospita la Collezione Tagliavini di strumenti musicali antichi.




La Collezione Tagliavini



Clavicordi, arpicordi, organi, clavicembali, spinette, idiofoni, cordofoni, flagioletti e ocarine. Si va dal XVI al XIX secolo. La collezione di strumenti antichi del Maestro Luigi Ferdinando Tagliavini, noto professore, organista e musicologo bolognese, è collezione unica per pregio, rarità, bellezza e numero di pezzi, raccolti e inseguiti nell'arco di una vita.

    
 

 



Il primo pezzo acquisito, non per brama collezionistica ma per l'effettiva necessità di un suono ben preciso, introvabile in qualsiasi cembalo moderno, risale al 1969. Una spinetta cinquecentesca rintracciata proprio a Bologna. Alla quale seguì il grande cembalo a tre registri costruito nel 1679 dal lucchese Giovanni Battista Giusti, a detta dello stesso Tagliavini, ancora oggi uno degli strumenti principe della raccolta.





Questa in sintesi la genesi di una raccolta che continua tuttora ad arricchirsi di nuovi pezzi e che grazie alla donazione in favore della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna può essere esposta in permanenza nel rinnovato complesso di S. Colombano.

 


APPROFONDIMENTI: SAN COLOMBANO


San Colombano nacque a Navan (Irlanda) nel 542 circa, e morì a Bobbio il 23 novembre 615. Fù monaco, abate e missionario, noto per aver fondato numerosi monasteri e chiese in tutta Europa.

È conosciuto anche con altri nomi, impropri e più rari, quali san Colombano di Luxeuil (in Francia) o san Colombano di Bobbio o san Columba il Vecchio. In gaelico è chiamato Colum.

Tramite le sue numerose fondazioni contribuì alla diffusione in Europa del monachesimo irlandese. Stabilì una regola monastica che in seguito si assimilò a quella benedettina e fu definitivamente abrogata anche formalmente nel 1448 da papa Niccolò V. Introdusse con il Paenitentiale l'uso della confessione privata in sostituzione di quella pubblica per il sacramento della penitenza.

Papa Benedetto XVI lo ha definito "santo europeo". Infatti, San Colombano stesso scrive in una lettera che gli europei devono essere un unico popolo, un "corpo solo" che viene unito da radici cristiane in cui le barriere etniche e culturali vanno superate; inoltre usa per la prima volta l'espressione latina "totius Europae".

Secondo la leggenda agiografica della sua vita, la madre, in attesa della sua nascita, avrebbe visto un sole uscire dal suo seno per recare al mondo una grande luce.