sabato 20 ottobre 2018

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arte e cultura

Un solido ponte di cultura e fratellanza tra Italia e Iraq

Bologna, 10 Dicembre.

Quando pensiamo ad un paese come l’Iraq, ciò che balza subito alla mente, purtroppo, non contempla pensieri di gioia o serenità, anzi. Una sfortunata, grande nazione che, per troppo tempo è stata teatro di guerra e indicibili tragedie. Tuttavia, anche un grande paese che ha dimostrato incredibile capacità di rialzarsi e l’incrollabile volontà di ricominciare e di poter crescere ancora come il più bello dei fiori.
E la musica può contribuire senza ombra di dubbio a far crescere un solido clima di speranza.
Un grande evento culturale italiano, dopo la caduta di Saddam Hussein, tenutosi all’Iraq National Theatre di Bagdad: il primo dei tre spettacoli del progetto Culture, an instrument of Peace, organizzato da Minerva Law, dal partner iracheno Alliance for Justice e con il sostegno del Ministero degli affari esteri italiano. Protagonista di questo grande evento e portabandiera della città di Bologna, oltre che dell’Italia, è stato il tenore Cristiano Cremonini, che parla, con la consueta ironia e cordialità a Bologna Planet di questa esperienza e delle emozioni che sono rimaste nel suo cuore e nello spirito.

 

Ciao Cristiano e grazie della tua disponibilità.
Ciao Fabrizio, è un piacere. Un caro saluto a tutti gli amici di Bologna Planet. 

Inizio con la domanda più “tosta”, per così dire: hai avuto paura nei primi istanti in cui hai dovuto confrontarti con una realtà così diversa dalla nostra, nella quale la sicurezza personale è sempre abbastanza precaria? Timore per la tua sicurezza?
Il poeta e patriota francese Andrea Chenier qui avrebbe detto: “Non temo la morte!” (sorride) Voglio dire che fa parte della mia natura buttarmi a capofitto nelle varie opportunità che la vita ci offre.
Ogni viaggio (e di viaggi col mio lavoro ne faccio tanti) rappresenta una nuova affascinante avventura che racchiude in sé, come la vita, aspetti più o meno piacevoli…ora, senza cadere e scadere troppo nella retorica dirò che il mio spirito pionieristico mi spinge puntualmente a invischiarmi in nuove diverse situazioni e realtà…ne sono avvezzo! (sorride).

Voi siete stata la prima delegazione italiana a visitare l'Iraq dopo quasi 10 anni. Questo è stato solo il primo di ciò che sarà una serie di eventi? Prevedi anche un tuo ritorno al teatro di Bagdad?
Sì, come ha giustamente voluto ribadire la stampa nazionale, dalla caduta di Saddam Hussein avvenuta nel 2003 siamo stati addirittura la prima delegazione di artisti europei ad essersi esibiti al Nazionale di Bagdad. L’associazione Minerva di Roma e l’International Alliance for Justice irachena stanno valutando la possibilità di tornare, come pure di ospitare in Italia un gruppo di giovani artisti iracheni. Questo sarebbe molto bello, per consolidare l’importante ponte culturale che è stato creato.
Bologna, la mia città è nota poi per la grande tradizione musicale; spero di riuscire ad interessare le istituzioni. A Sulaimania, seconda città del nostro tour, un gruppo di giovanissimi musicisti ha aperto il nostro concerto lasciandoci stupiti del loro grado preparazione.

Cos'hai provato sul palco del teatro poco prima della tua esibizione? E' stato un po' come cantare per la prima volta oppure la tua esperienza del settore ti ha permesso di controllare l'emozione senza problemi?
Beh, diciamo che non capita tutti i giorni apparire contemporaneamente su 53 reti televisive tra nazionali e internazionali e altrettante testate giornalistiche. L’entusiasmo del pubblico presente è sempre fondamentale per la riuscita di un evento e Bagdad era tutta con noi quella sera; già dalle prime note de “La donna è mobile” di Verdi, con cui ho aperto la parte musicale della serata, c’è stata un’ovazione che mi ha accompagnato per tutta la romanza, a testimonianza di come il pubblico e lo spirito del paese sia alla ricerca di un ritorno alla normalità ed alla bellezza delle emozioni.

Come hai trovato l'animo della popolazione irachena?
Molti abitanti di Bagdad convivono tutt’ora con ‘la paura della paura’; il timore di rivivere le tragiche vicende che hanno inesorabilmente segnato le loro esistenze non lascia ancora spazio ad una naturale ripresa… la così detta zona rossa della città, ossia il suo cuore, è costantemente monitorata da polizia e forze militari. Posti di blocco sono presenti ad ogni isolato e la ricostruzione è lenta.
Tuttavia anche qui fortunatamente non manca l’entusiasmo travolgente dei giovani, il loro desiderio di vivere e realizzarsi, scacciando i fantasmi che ormai appartengono al passato! Di giovani studenti era composto per lo più il pubblico a teatro quella magica sera a Bagdad! Giovani che non hanno esitato ad ostentare il sentimento della gioia da troppo tempo sopito, ma anzi, con il loro entusiasmo hanno contagiato tutti i presenti.

Pensi che l'Italia potrebbe fare qualcosa di più, al di là del lato artistico, per risollevare questo paese? 
Spesso, laddove la politica e l’interesse economico hanno diviso i popoli, la Cultura e l’Arte li hanno uniti! Così è accaduto in Iraq, ma questa ‘operazione’ è stata a mio avviso importante per lo straordinario effetto positivo che ha suscitato nei cuori e negli animi della gente. Non mi stancherò mai di ripetere le parole dell’ex ministro iracheno Bakhtiar Amin rilasciate via satellite al mondo intero dopo il nostro spettacolo: “Gli artisti italiani hanno riportato gioia, serenità e speranza nei tristi cuori degli iracheni”. Quella Sera a Bagdad qualcosa è cambiato! 

Cosa porterai nel cuore di questa esperienza?
I volti felici di centinaia di giovani che ci venivano incontro baciandoci e abbracciandoci riconoscenti.
Alcuni mi hanno pure baciato la gola in segno di ammirazione verso la mia voce. In Iraq ora tutti noi Italiani abbiamo tanti amici, amici che continuano a scrivermi su facebook per informarsi sulla mia attività, amici artisti e musicisti che ora credono in un futuro migliore, e che sperano di poterci un giorno raggiungere in Italia per approfondire e completare i loro studi. 

Non mi resta altro che ringraziare te Cristiano per la grande disponibilità ma anche tutti gli artisti che hanno partecipato a questo importante evento, come il soprano Anna Corvino, il poeta e scrittore Davide Rondoni, il sassofonista Roberto Ottaviano e l’orchestra popolare italiana diretta da Ambrogio Sparagna. Grandi artisti per l’Iraq e per l’Italia!
Grazie a te, Fabrizio!



Fabrizio Carollo