giovedì 14 dicembre 2017

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arte e cultura

IL TORRENTE SCONOSCIUTO


Quattro tratti, tre percorsi, tre viste diverse del corso d’acqua che attraversa Bologna, e che ognuno di noi può fare sia come esplorazione di superficie che come passeggiata alla ricerca dei punti nascosti dove l’Aposa scorre.

I dettagli e le informazioni, almeno in questo preludio, non saranno proprio precise per non togliere al lettore la voglia di avere tra le mani il secondo volume della Collana Bologna sotterranea.


     




- DALLE SORGENTI ALLE GROTTE:


ci troviamo in collina, nella parte Sud della città, in quel grande compluvio compreso tra la zona di Roncrìo, di Monte Paderno e Monte Cuccolino.

Da una strada asfaltata si passa ad uno spiazzo ghiaioso e da qui bisogna fare poi qualche passo per arrivare a vedere le varie conche che formano la genesi del nostro torrente.
Lì accanto esisteva una bella fontana in mattoni rossi con annessa cisterna; acqua buona che ogni viandante poteva assaporare.

Oggi vi sono solo macerie disseminate tra le erbacce.
La sorgente ha resistito sinchè ha potuto, persino alla Guerra, ce l’ha messa tutta, ma contro l’incuria dell’uomo non è riuscita a combattere ed ora di lei non resta che un lontano ricordo in qualche vecchia fotografia. 

Bene, da qui attraverso boschetti e simpatiche frasche pungenti iniziamo la discesa seguendo gli avvallamenti che portano l’acqua laggiù, “lontano… più in basso… dove noi abbiamo la casa” (tanto per citare Dalla-Morandi).
Si incrociano sentieri, vie solitarie, animali nessuno (per fortuna) né tantomeno persone… d’altronde solo la passione e la voglia degli “Amici delle acque” fa in modo che ci si avventuri in certi spazi alla ricerca della Storia idraulica della nostra città.

Si deve fare attenzione alle buche, alle numerose “liane” che spuntano dal terreno, che si avvinghiano allo stivale e che ti fanno cadere, alle distorsioni delle caviglie e a non sbattere la fronte contro i rami che penzolano all’altezza degli occhi; mi raccomando… l’abbigliamento non deve essere quello “della Festa”.
Continuiamo a scendere, a trotterellare gioiosi all’interno di quei canaloni che si riempiono per bene nei giorni di pioggia, a godere di questa scampagnata ma sempre tenendo d’occhio il percorso dell’ Aposa che scompare all’improvviso per poi rispuntare qualche decina di metri più avanti.
Ad un certo punto però diventa davvero difficoltoso poterla seguire e si deve prendere forzatamente una delle vie di comunicazione per Bologna, sicuramente più comode ma molto meno avventurose.
Per chi aveva gli stivali (adatti al fuoristrada) consigliamo un più comodo cambio di calzature, magari scarpe sportive o da trekking.

Siepi, alberi da frutto, poderi, capanni degli attrezzi, chiese sconsacrate, altarini votivi, vecchie cabine ENEL abbandonate, campi ben tenuti e coltivati, cielo azzurro e nuvolette bianche sono ora i nostri compagni di viaggio.

Il nostro cammino si sovrappone a quello di alcuni ponticelli che sovrappassano nuovamente il torrente che facendo percorsi strani e tortuosi ci ha raggiunto nella parte più alta della via di Roncrìo.
Proseguiamo per la località “Sègolo” dove in zona esistono diversi cunicoli, i quali permettevano il passaggio dei reazionari ai tempi di Ugo Bassi.
Sempre qui attorno vi è una importante immissione che fa aumentare non di poco il livello del nostro torrentello.

Qualche casa inizia a fare capolino dagli alberi, presenze amiche che non ti fanno sentire sperduto.
Altri ponti (ma quanti ce ne sono?), qualcuno anche dove in teoria non avrebbe esserci, altri manufatti idraulici, altri particolari importanti da ammirare.
Giungiamo finalmente nel punto denominato “Alle Grotte”… e qui ognuno di voi può dare libero sfogo alla fantasia.

Questo è esattamente il luogo dove l’Aposa inizia ad essere coperto; tornerà a vedere la luce molto lontano, solo in via Bovi Campeggi… ma ci arriverà già unito ad un paio di rami del canale di Savena e di quello delle Moline.
   




 


- DALLE GROTTE AL SERRAGLIO:


A questo punto siamo davvero molto indecisi se darvi notizia del percorso dalla superficie o dal sottosuolo… cerchiamo di farlo da entrambe le situazioni anche se non è proprio facilissimo.
Ciò che si può vedere dall’esterno in questo tratto e che dia la sicurezza tanto da dire “lì fluisce l’Aposa” è molto poco… case, collinette, costruzioni vecchie e nuove, addirittura una polveriera ottocentesca, non danno molto sentore che ci si possa trovare sopra ad un torrente.
Solo l’andamento sinuoso della strada potrebbe far pensare a questo, ma ai neofiti risulterebbe solo un semplice itinerario di collina.

Entrando invece nell’ipogeo la prima cosa che salta agli occhi è una bassa e grossa trave denominata “travetto Armaroli”, denominazione sconosciuta ai più quanto “antica” forse derivante da un personaggio del luogo che qui aveva bottega o forse un brigante; lasciamo ai posteri l’ardua sentenza.
Attraversando pozze e vasche di una certa importanza si passa per diverse tipologie costruttive che vanno dal tubone ovoidale in cemento armato a parti in mattone tutte in volta dall’incredibile bellezza.
Da quelle parti, raffrontandosi con la superficie, troviamo quel che resta di un rifugio antiaereo.
Proseguendo incontriamo due grandi anse quasi a formare un 360°; sembra di percorrere un fiume tropicale tanto sono ampie.

Salutiamo le arcate della Fonte Remonda visibili in parte per sottopassare poi la via Codivilla; qui dentro, a parecchi metri dal livello stradale che corre sopra di noi vi era un altro grande rifugio antiaereo utilizzato dalle ex officine Rizzoli che abbinato a quello ricavato dal 6° Reggimento Autieri e posizionato più avanti nei pressi della Caserma di San Mamolo, formavano un enorme ricovero dalle incursioni aeree.

Volete saperne di più? Tutti i dettagli vi saranno svelati in “Aposa segreto, i rifugi antiaerei”.
Altre curve, altri tratti rettilinei, altri ponti e diversi dislivelli, segno che ci stiamo avvicinando al perimetro cittadino formato dai viali di circonvallazione.

Anticamente per permettere l’ingresso dell’Aposa senza interferire con il fossato di cinta si studiò un sistema di ponte-canale che ancora oggi è presente e visibile sotto i nostri piedi: in pratica il torrente scorreva ad un livello più basso dell’acqua che riempiva le fosse cittadine.
Sono ancora presenti le guide scavate nella pietra dove scorreva la pesante grata che impediva ai tronchi di creare danni alle opere murarie interne.

Ricordiamo che durante i secoli nella zona descritta vi furono parecchie esondazioni che causa la violenza del torrente portarono enormi rovine (e decessi).






- DAL SERRAGLIO ALL’IMMISSIONE NEL CANALE DELLE MOLINE


Siamo entrati in Bologna! Benvenuti!
Ci accoglie una indicazione di “Rifugio” e tre alti “salti” che smorzano la forza dell’acqua.
All’interno della terza cerchia solo qualche toponimo attinente a lavorazioni che usavano l’acqua e alcune moderne aperture ci ricordano la presenza dell’unico corso naturale del capoluogo emiliano.
Di coperture in cemento nemmeno l’ombra, sempre e solo mattone… se si esclude un breve tratto sotto le pertinenze della chiesa di San Martino e dell’autostazione, ma di questo ne parleremo più avanti.

Lasciamo alle nostre spalle la Chiesa del Cestello, Borgo Arienti, un primo ramo del Canale di Savena (che arriva dai Giardini Margherita), Vicolo San Giobbe, una serie di colonne che rafforzano il lavoro delle volte per sostenere ciò che si erge sopra di loro, strane e misteriose mensole finemente lavorate, basi di torri riconoscibili dai fori pontali. Poi numerosissimi chiavicotti, tubazioni che tagliano improvvise da sponda a sponda, qualche reminescenza di impianto elettrico. 

Arriviamo nei pressi di piazza Minghetti; una incisione del 1893 rammenta antichi lavori di manutenzione.

Ci inoltriamo nel cuore della città.
Qui il percorso si fa quasi rettilineo, forse perché in parte lambiva Bononia?
In un’alternanza di archi a tutto sesto e a sesto acuto arriviamo all’intradosso del ponte romano, lacerato e tamponato da lavori di superficie avvenuti parecchi anni fa.
L’altezza del condotto varia anche di parecchio a seconda del periodo di copertura.
Ghetto ebraico: via dell’Inferno la lasciamo in destra idraulica.
Un paio di curve abbastanza dolci: poco oltre la copertura, qualche metro al di sopra di essa vi è una capiente carbonaia di un palazzo nobiliare.

Siamo in piazza San Martino; altro ponte e altre immissioni, alcune di grandi dimensioni.
Rumore di cascatella: è il Fiaccacollo, secondo ramo del Savena che qui giunge allegro e vibrante.
Svoltiamo verso Nord e puntiamo decisamente verso via Capo di Lucca, Irnerio e del Pallone.
Diamo il buongiorno alla buca della canaletta della Mascarella e ad un teschio di cavallo giunto chissà come in una rientranza della sponda.

Per alcune decine di metri il soffitto si abbassa e ci costringe a curvare la schiena: occhio alla testa, portare sempre il caschetto!.

La civiltà ci dà il benvenuto con le “moderne” coperture, purtroppo pesantemente disgregate dall’umidità, della pavimentazione della stazione di arrivo delle autocorriere e del suo sottostane garage.
Ancora alcuni metri e l’Aposa e il canale delle Moline diventano un tutt’uno.






- DALL’IMMISSIONE DELL’APOSA NEL CANALE DELLE MOLINE AL CANALE NAVILE IN VIA BOVI CAMPEGGI:

Questo tratto non ha attinenza con il percorso vero e proprio dell’Aposa ma è un collettore che porta lontano altre acque: Moline, vari scarichi e una capiente derivazione del Cavaticcio.
La II GM face parecchi danni da queste parti e gli squarci nelle volte in mattoni sono stati chiusi da parti con travi portanti.

Dobbiamo rilevare che il fondo si è alzato di parecchio causa i numerosi detriti di materiale inerte.
Particolarmente suggestiva la visuale delle numerose asolature nei pressi di porta Galliera.
Uscendo dall’enorme condotto si sfocia nel canale Navile in una zona piena di invadenti canne palustri e per raggiungere la riva opposta è necessaria una imbarcazione.


In breve si è cercato di descrivere i 7,5 Km dell’ancora misterioso torrente Aposa che lascia nell’immaginario collettivo dubbi e oscuri pensieri.
Il libro, primo di due, che, ci auguriamo, andrete a leggere, svelerà ciò che ancora non sapete.


Massimo Brunelli



Il Volume "Il Torrente Sconosciuto" sarà disponibile dall' 11 dicembre