giovedì 14 dicembre 2017

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arte e cultura

Il lampione di palazzo Re Enzo torna al suo antico splendore


Nei giorni scorsi è stato inaugurato il restauro del lampione liberty che campeggia all’angolo della facciata nord-ovest del palazzo medievale di Re Enzo. Un’opera d’arte che oltre alla sua funzione propria di illuminazione è un oggetto di arredo urbano eseguito con cura estrema dei dettagli.

L’opera fu collocata dopo i restauri dei fronti del palazzo ad opera di Alfonso Rubbiani terminati attorno al 1914 e contemporanei all’ampliamento di questo tratto di via Rizzoli ad opera del Comune che con la demolizione di una serie di fabbricati mise in luce una sequenza di facciate del palazzo medievale fino ad allora seminascoste in stretti vicoli. 


Foto: massimo brunelli        Foto: massimo brunelli
Foto: Massimo Brunelli


L’iniziativa ha origine da Ginevra Selli e dall’architetto Francisco Giordano che hanno sviluppato e coordinato l’iniziativa in tutte le sue fasi. L’attenzione è ricaduta su questo oggetto di grande pregio artistico che benché in posizione primaria era in condizioni non consone. Agli inizi dell’anno scorso Selli e Giordano (che aveva già curato il restauro delle facciate del palazzo nel lontano 2002 e scritto un libro sulla sua storia) hanno deciso di promuovere una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi per vedere nuovamente ripristinata la funzionalità originaria di quest’opera d’arte con un adeguato recupero delle sue valenze decorative ed estetiche, logorate dal passare del tempo e dalle condizioni atmosferiche. Dopo aver avuto la certezza dei finanziamenti, grazie alla sensibilità di due grandi marchi internazioni, è stato possibile dare corpo al progetto.

Acquisita approvazione da parte della Soprintendenza e del Comune e di tutti gli svariati enti preposti, i lavori sono iniziati a metà settembre 2011. Il ponteggio è stato ingentilito da un bel telo che riportava non solo il logo degli sponsor e degli operatori in cantiere, ma presentava una grande riproduzione fotografica del lampione per far capire e ricordare a tutti di cosa si trattava: non il solito antiestetico cantiere, ma un luogo di lavoro dignitoso anche dal punto di vista visivo.


Foto: massimo brunelliCon queste modalità il Comune di Bologna, proprietario dell’oggetto artistico, ha ottenuto, senza alcun aggravio economico, il suo pieno recupero e a valorizzazione.

Per il restauro è stata necessaria la massima attenzione e delicatezza da parte di tutti gli operatori. Il restauro ha riguardato le sue parti metalliche ed in vetro, ripristinando inoltre gli apparecchi illuminanti del corpo centrale e le due appendici a muro, sui fianchi di via Rizzoli e piazza Nettuno. Il lavoro restituisce così la funzionalità e la bellezza al lampione alto più di tre metri.

Il sentito ringraziamento, dice l’arch. Francisco Giordano, va agli sponsor, ai tecnici che hanno collaborato alle varie fasi di cantiere, all’impegno e professionalità con cui hanno lavorato l'Impresa Esecutrice del Restauro ARCADIA dell'arch. Paolo Chicca, alla restauratrice Fulvia Toni ed all'Impresa Esecutrice degli IMPIANTI ELETTRICI PEGASO di Roberto Mussi.

Per questo lavoro la Vodafone ha creato anche una apposita pagina Facebook “Il lampione di Bologna ”Il Lampione di Bologna", con foto, commenti e notizie varie, ha riscosso un apprezzabile successo e conta già più di 900 fans bolognesi e non, fra cui molti dall’estero.

Una ricerca storica sul lampione è in fase di elaborazione a cura del sottoscritto e di Ginevra Selli che contano di pubblicarla e magari farci un libro al più presto.

Ora è possibile di nuovo ammirare appieno la bellezza del manufatto ed, alla sera, farci illuminare da questa “nuova” luce che per troppo tempo è stata spenta, con la speranza che nuove iniziative analoghe -in cui fattivamente si unisce il pubblico ed il privato- possano essere intraprese per il bene della città.


arch. Francisco Giordano
http://www.archiportale.com/FRANCISCO-GIORDANO/




       Foto: massimo brunelli
       Foto: Massimo Brunelli


                                                                    Foto: massimo brunelli
                                                                    Foto: Massimo Brunelli