venerdì 23 giugno 2017

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arte e cultura

Bologna d’artista: La “preziosa” opera da tre soldi” di Giulio Pizzirani

Le luci si spengono.

Il sipario si apre.

La magia inizia.

Una grande magia, in grado di catapultare all’interno di un mondo a dir poco meraviglioso.

Un cosmo fatto di musica, ballo e di una storia sfaccettata, divertente e magistralmente interpretata.

Un’opera che vale immensamente più di quanto non dica il suo titolo.

Una grande rappresentazione andata in scena lo scorso fine settimana al teatro Dehon, che si conferma nuovamente, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, un tempio per il vero teatro di qualità ed un luogo nel quale ogni spettatore viene irresistibilmente attratto e coccolato da quell’universo magico che si trova oltre il sipario, in grado però di diffondersi tra le poltrone, i corridoi e contagiare le menti ed i cuori di chi vuole osservarlo e respirarlo con passione.

Giulio Pizzirani, stimato attore di fama nazionale (qui anche in veste di regista) porta in scena una grande sfida, rappresentando “L’opera da tre soldi” di Bertold Brecht a lui così cara.

Una sfida vinta sotto tutti gli aspetti ed una rappresentazione che non trova difetto alcuno dall’inizio alla fine.

Potrebbe questo apparire un giudizio forse troppo lusinghiero ma nessuna verità sarebbe invece più azzeccata di questa: Pizzirani dimostra un grande impegno ed una invidiabile professionalità ma soprattutto una capacità istrionica nel saper gestire ogni aspetto di questa trasposizione letteraria di un’opera immortale, curando alacremente ogni dettaglio tecnico ed artistico ed avvalendosi del contributo di esperti e fidati collaboratori.

La trama è nota: il noto criminale londinese Mackie Messer (Alessandro Ferrari è ben calato nei panni dell’affascinante canaglia e conquista dalla prima entrata in scena) convola a nozze con Polly Peachum (Una Alessia De Pasquale in stato di grazia, che conferma quanto la passione, l’impegno e la capacità di sognare possano ripagare egregiamente ogni sforzo profuso) ma il padre di lei (Mr. Peachum/Pizzirani), spietato commerciante e strozzino che ha sotto controllo tutti i mendicanti londinesi, non è affatto contento dell’avvenimento e si adopererà in tutti i modi per far arrestare ed impiccare il malavitoso che verrà invece graziato poco prima dell’esecuzione da un messaggero a cavallo inviato dalla regina, che lo nominerà addirittura baronetto.

Un’opera teatrale, forse la più conosciuta dell’autore, che diverte ma fa anche riflettere.

Una rappresentazione che Pizzirani adatta saggiamente ai tempi attuali, mostrando la morale in cui i veri criminali non sono coloro che si nascondono nei vicoli londinesi notturni ma bensì  l’aristocrazia e gli affaristi senza scrupoli, sempre immersi in infidi intrighi.

Ogni attore interpreta la parte con grande impegno, convincendo pienamente il pubblico e tutti i personaggi gigioneggiano sul palco, ben dimostrando di aver compreso gli intenti dello stesso Brecht nel creare questa vicenda.

Pizzirani dirige un cast di altissimo livello che vede, oltre ai già citati Ferrari e De Pasquale anche un Aldo Sassi in piena forma nel ruolo del capo della polizia Tiger Brown, Sandra Cavallini, ironica e spumeggiante signora Peachum ed il sempre bravo e camaleontico caratterista Giovanni Santoro nei panni del mendicante Flich.

Ottimi anche i personaggi di contorno che danno valore aggiunto al risultato finale, tra cui spiccano i nomi di Anna Mannuzzi, Gian Andrea Rubbini, Francesco Rovatti, Roberta Parrella, Filippo Marchi, Davide Russo e Cristina Monti.

La recitazione si alterna al canto di Sara Tinti e Ginevra Benedetti ed ai balli di Luca Donato e Caterina Nucciotti (anche impegnati in piccoli ruoli attoriali) mentre si conferma suggestivo scenografo Luca Saraz Budini, in grado di contribuire alla magia di quel mondo, formato da scenografie virtuali e tridimensionali che avvolgono e concretizzano l’illusione fino a renderla quasi tangibile.

A Roberto Manuzzi, arrangiatore delle partiture originali di Kurt Weill, il compito di curare la parte musicale dal vivo.

Ci sarebbe molto altro da dire su questo spettacolo completo ed avvolgente ma forse le parole sono inutili.

In questi casi, la cosa migliore è sempre affidare il proprio giudizio agli occhi, al cuore ed alla mente e l’invito è quello di godere dell’ ”Opera da tre soldi” di Giulio Pizzirani (Brecht sarebbe pienamente soddisfatto di tale rappresentazione) nelle repliche che andranno in scena al teatro consorziale di Budrio il cinque ed il sei dicembre alle ore 21.

Il teatro vero.

Il teatro che vive ancora con Pizzirani ed i suoi giovani talenti, tutti in grado di amare il palcoscenico e di meritare la fiducia di un pubblico forse più esigente ma ancora entusiasta e speranzoso di essere condotto gentilmente all’interno di quell’universo unico del quale il sipario è la soglia silenziosa ed invitante.

Fabrizio Carollo