martedì 21 novembre 2017

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Bologna d’artista: Le rime poliziesche di Luigi Monfredini

Una metropoli non ben precisata, vittima di violenza inaudita e indifferenza.

Un assassino spietato con la voglia di soddisfare i tormenti di sangue che lo attanagliano.

Un commissario alla ricerca della giustizia e della verità.

Ingredienti forti per un romanzo potente, al servizio di un autore che, ancora una volta, dimostra una grande capacità di narrazione ed il talento di immersione e adattamento per fare proprio qualsiasi genere letterario, catturando l’attenzione del lettore al fine di accompagnarlo lungo un percorso fatto di azione, suspense e colpi di scena, fino ad un finale inaspettato e pirotecnico, che non manca di scatenare il plauso di chiunque abbia voglia di immergersi in una lettura di svago, sviluppata con maestria.

Luigi Monfredini è da anni stimato attore teatrale e cinematografico, conosciuto in tutto il panorama bolognese ma non solo. Un artista che ha saputo ben descrivere la parola “spettacolo”, insegnando un’arte che richiede grande impegno e sacrificio e che, spesso, non porta i risultati e la notorietà che uno si aspetterebbe ma che indubbiamente è in grado di regalare grande maturità professionale ed umana.

La carriera di scrittore è arrivata forse dopo quella attoriale, nel curriculum di Monfredini; non per questo, manca di elementi che hanno arricchito il mondo della letteratura con picchi di estrema originalità, come dimostra anche questo romanzo, intitolato “L’ombra svanisce” (Ed. Pagine).

Una trama forse semplice sotto alcuni punti di vista ma certamente si tratta di una storia che rimane anche dopo la sua conclusione.

Ci si affeziona immediatamente alla figura del protagonista, quel commissario dal nome ironico (Remo Piano), caratterizzato però da un grande intuito investigativo. Un uomo che vuole portare equilibrio in un mondo che sembra appartenere sempre più al male ed alla perversione; un uomo che ha ancora voglia di amare e di trovare serenità con Edda, sua vecchia fiamma mai dimenticata, patologa e compagna anche nell’orrore, suscitato dai troppi cadaveri stesi sull’asettico lettino dell’obitorio.

Si odia l’assassino dal nome sconosciuto che uccide solo per il gusto e la voglia di sangue: un mostro malato che non cerca giustificazione alcuna alle sue azioni, intenzionato solamente a seppellire il mondo sotto i piedi, odiando fortemente tutto ciò che è sereno e felice.

Menzione particolare merita anche il personaggio di Eccellenza. Un malvagio appena sussurrato, che si muove nell’ombra. Avido di potere e sadico oltre ogni limite.

Una figura che meriterebbe maggiore sviluppo in un seguito che tanti sperano.

Un cattivo di punta, potente ed affascinante. Immenso in ogni suo gesto e parola.

 

Una corsa contro il tempo. Una partita a scacchi da leggere d’un fiato... ed in rima.

Proprio così.

È questa la grande caratteristica del romanzo di Monfredini. Una storia narrata sapientemente in rima, che dona al genere thriller nuova linfa mai assaggiata prima.

Una costruzione chiara e semplice che contribuisce, in un certo senso, ad addolcire anche le scene più cruente della trama.

Completano il libro alcune liriche brevi, di uguale intensità ed altrettanto interessanti e riflessive, specchio di una ispirazione dettata dall’istinto e dall’emozione.

Una scommessa certamente vinta per un autore che, anche questa volta, sorprende ed incanta, dimostrando che l’arte di saper raccontare non è affidata solamente alla voce, di cui Monfredini è indubbio maestro, ma anche alla parola scritta.

E tantissimi lettori attendono, trepidanti, la prossima opera, perché “Nessuno sa interamente ciò che gli è stato concesso di scrivere”, come diceva Jorge Luis Borges.

Ogni opera è misteriosa e Monfredini è eccellente a condurre in ogni mistero.

Fabrizio Carollo